Ha strangolato una ragazza, assolto

17 Aprile 2015

Un giovane di Filippone riconosciuto completamente infermo di mente: dovrà trascorrere 15 anni in una struttura sanitaria

CHIETI. Luca D’Alessandro, di Chieti, oggi 23 anni, ma all’epoca dei fatti 18enne, uccise, alla vigilia di Natale 2011, la romena Silvia Elena Minastireanu, di 20 anni, residente a Francavilla. La strangolò, ma al momento del fatto non era in sé, era completamente infermo di mente. Lo certifica il perito nominato dal tribunale, lo riconosce la giudice Antonella Redaelli.

La Gup ha però applicato al ragazzo di Filippone 15 anni da trascorrere in una Rems (residenze per l’esecuzione della misura di sicurezza sanitaria) quelle strutture che hanno sostituito gli ospedali psichiatrici giudiziari.

Ieri mattina si è celebrata l’udienza che si è svolta con rito abbreviato. Lo stesso pm, il procuratore capo Pietro Mennini ha chiesto che il ragazzo fosse assolto dall’accusa perché quanto uccise Silvia Elena non era capace di intendere e di volere, e non parzialmente ma totalmente. Identica la richiesta dell’avvocatessa di D’Alessandro Monica D’Amico. Voleva invece che fosse dichiarato infermo ma solo parzialmente la rappresentante di parte civile l’avvocatessa Monica Passamonti, che assiste i parenti della giovane romena. Per il consulente di parte civile infatti Luca sarebbe solo seminfermo di mente, parzialmente capace di intendere e volere, processabile e condannabile, seppure ad una pena ridotta per le sue condizioni di salute.

Luca D’Alessandro, studente di Filippone, aveva conosciuto Silvia Elena Minastireanu, bionda con occhi azzurri, carina, in un appartamento in via Monte Sirente a Francavilla.

La romena era a un tiro di schioppo dallo stabilimento balneare del nonno di Luca che, quella maledetta notte della vigilia di Natale del 2011, strinse le mani al collo della ragazza e le rilasciò solo dopo l’ultimo sussulto. Ma non la uccise per gelosia. Tre anni dopo il delitto si scopre che Luca è schizofrenico e subito dopo è stato rinchiuso nell’ex ospedale psichiatrico giudiziario di Aversa. Sentiva delle voci, ha spiegato a uno dei tanti psichiatri che lo hanno visitato. Voci misteriose che lo trasformavano da ragazzo allegro ed espansivo a persona violenta e omicida. Ma solo perché era totalmente fuori di sè. Una condizione psichica gravissima che però, quel maledetto giorno, non gli impedirono di mettere in scena anche una falsa rapina, facendo sparire dall’appartamentino della escort, tre cellulari, tanti soldi e due passaporti, quello Silvia Elena e l’altro dell’amato cagnolino di lei. Pensava così di farla franca quando nascose tutto in casa della nonna di Francavilla.