«Hai la macchina bianca?» Così mascheravano gli affari illeciti
«Macchina bianca», «lui» e «Letizia» per mascherare l’affare della droga: così gli indagati parlavano al telefono e inviavano messaggi riferendosi a cocaina, hashish e marijuana. Ma le conversazioni...
«Macchina bianca», «lui» e «Letizia» per mascherare l’affare della droga: così gli indagati parlavano al telefono e inviavano messaggi riferendosi a cocaina, hashish e marijuana. Ma le conversazioni intercettate dai carabinieri, come spiega il giudice Luca De Ninis, «risultano sempre di agevole comprensione, anche nei casi in cui gli interlocutori utilizzano linguaggi criptici (comunque di usuale impiego) o, più spesso, termini generici». Qualche esempio? È il pomeriggio del 23 marzo del 2019 quando uno degli indagati fa da intermediario affinché Stanislao Elisii rifornisca di cocaina un suo amico, che sta aspettando una risposta per quel giorno. Stanislao – ricostruiscono i militari dell’Arma – spiega di non essere in grado di concludere l’operazione nell’immediatezza perché ha cambiato fornitore. Al tempo stesso, offre in cambio della «macchina bianca», cioè della cocaina, quella «marroncina»: per l’accusa è chiaro il riferimento a dosi di eroina o hashish. Poi Elisii cerca di invogliare l’interlocutore dicendo che si tratta di una sostanza «nuova», ovvero di buona qualità. Gli indagati utilizzavano anche altri escamotage per provare a nascondere le cessioni di droga. Come un giovane cliente che contatta il pusher Michele Ferrari e gli chiede: «Posso passare per un caffè?». Per chi indaga, è la richiesta di un grammo di cocaina. Anche perché lo spacciatore cerca subito rassicurazioni sul possesso del denaro sufficiente all’acquisto dello stupefacente: «Vabbè, e a documenti? Come stiamo messi... non ci sono?». Non solo telefonate: come è stato possibile accertare dal sequestro di alcuni cellulari, gli accordi venivano presi anche su Whatsapp e Messenger, nel tentativo di aggirare le conversazioni. Ma non è bastato per sfuggire agli arresti. (cr.ch.)

