«Ho consegnato la mia Postepay»

Megalò 3, nuovo sfogo di Colistro: non ho bisogno dei soldi di Perilli
CHIETI. Se il Pescara inonda l’area a due passi dal Megalò 3 non ha ragione la Procura ma Michele Colistro (foto), il segretario dell’Autorità dei Bacini indagato per presunta corruzione.
A 24 ore dall’articolo del Centro sulla “vendetta” del fiume, corredato di foto del nuovo allagamento di qualche giorno fa, il funzionario telefona e si lascia andare ad un lungo sfogo: «La Procura aveva regione? No, sono stato io a sollevare il problema sui Megalò 1 e 2. Sul 3 no perché era già morto». E continua: «Ma quale Postepay sequestrata! Sono stato io a consegnarla alla polizia appena sceso dall’aereo che mi ha riportato in Italia da Cuba. Ed era la mia Postepay quella che ho dato all’ispettore perché non esiste alcuna Postepay di Perilli». E ancora: «Io 500 euro li spendo con una cena». In che senso? «Nel senso che la ricarica massima giornaliera di una Postepay è di 500 euro e quella mensile di 3.200. Ma davvero pensate di avere a che fare con un pezzente?».
E’ Colistro adesso il fiume in piena che esonda. «Che lì (nell’area dei Megalò a Santa Filomena, ndr) ci fosse del marcio l’ho tirato fuori io ma l’hanno insabbiato», afferma il segretario dell’Autorità de Bacini che la procura distrettuale dell’Aquila ha messo sott’inchiesta insieme al sindaco di Chieti, Umberto Di Primio e al titolare della società Akka, Enzo Perilli, che puntava a realizzare il centro commerciale ribattezzato Megalò 3. «Se qualcuno andava dicendo in giro “Colistro è un mio uomo”», conclude il funzionario, «è un fatto suo. Lo dico e lo ripeto per l’ennesima volta: per me il Megalò 3 era una questione morta. Ne farò una battaglia di legalità». (l.c.)

