Honda, prodotte in 6 anni trentamila moto in più

Lo stabilimento di Atessa a primavera arriverà a sfornare 96mila scooter Manzi (Uilm): c’è cauto ottimismo per il futuro, ma bisogna ampliare l’indotto
ATESSA. Lo stabilimento Honda di Atessa sta riconquistando la fiducia dei giapponesi. A dirlo sono i numeri di quest’anno che, comparati a quelli dell’annus horribilis del 2012, quando iniziò una pesantissima crisi costata circa 300 posti di lavoro e diverse linee di produzione in meno, sembrano confermare un trend positivo che dura ormai da qualche stagione. Se nel 2012 le moto prodotte sono state 67mila e i dipendenti a tempo indeterminato erano 355 con cento stagionali, nella primavera di quest’anno si arriverà a produrre 96mila moto, con cinque nuovi modelli in più e, per l’alta stagione, l’impiego di 355 addetti a tempo indeterminato, assieme a 90 stagionali a cui si aggiungono 130 somministrati impiegati per i mini-turno e altri 80 a tempo pieno. Anche il 2017 è stato un anno positivo che ha visto investimenti strutturali nello stabilimento e sulle linee produttive e la produzione di 85mila moto.
«Nonostante il mercato delle due ruote sia in continua discesa», considera Nicola Manzi, segretario Uilm-Uil Chieti-Pescara, «la linea di moto prodotte ad Atessa sta conquistando nuove fette di mercato e conferma nelle vendite la leadership indiscussa in Europa, occupando i primi tre posti. L’incremento della produzione e il cambio monetario favorevole hanno contribuito a riportare utili nel bilancio per la prima volta dopo tanti anni». Buone notizie anche dal punto di vista dell’indotto, spazzato via dalla crisi degli ultimi anni e che, dallo scorso anno, comincia a dare timidi segnali di ripresa. Un esempio è la Ciap Sud, ex Europainting, una controllata al 100% di Honda, che si occupa di verniciatura e che dà lavoro a una ventina di dipendenti.
«La Ciap Sud», rimarca Manzi, «è ripartita nel novembre 2017 e rappresenta uno spiraglio positivo e un esempio da seguire: bisogna ampliare l’indotto e renderlo competitivo con questo tipo particolare di mercato che presuppone un’alta concentrazione di componentistica. Visti i problemi di trasporto e di rifornimenti l’ideale sarebbe concentrare qui in Val di Sangro le fabbriche della sub-fornitura». La visione della Uilm per i prossimi anni è quella di un «cauto ottimismo», con i mercati di Brasile e Vietnam che sempre più chiedono i modelli di scooter Sh realizzati ad Atessa, a cui si aggiunge anche il mercato turco. «Nel prossimo futuro», conclude Manzi, «ci aspettano sfide importanti, nuove tecnologie e un mercato in continua evoluzione. Non dobbiamo abbassare la guardia, ma lavorare come abbiamo fatto in questi anni, a testa bassa e con l’obiettivo di fare sempre di più e meglio. Non dobbiamo dimenticare i fantasmi del passato: lo stabilimento di Atessa era a rischio chiusura. La salvezza è arrivata solo grazie alla tenacia dei lavoratori e alla forza del territorio che ha saputo cogliere l’ultima chance offerta dalla casa madre giapponese che ha sempre posto sul piatto della bilancia un unico obiettivo: volumi che garantissero il mantenimento del posto di lavoro in cambio del pareggio di bilancio. Solo grazie a questa forza e all’accordo raggiunto al Mise si è riuscita a ribaltare una situazione drammatica».
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