Honeywell, lasciano la fabbrica 23 operai

Atessa. Poche adesioni al piano della mobilità incentivata rispetto ai 70 esuberi proposti dall’azienda
ATESSA. Sono solo 23 i dipendenti della Honeywell che hanno aderito alla procedura della mobilità incentivata, sottoscritta da azienda e sindacati nell’autunno scorso per gestire i 70 esuberi annunciati dal direttivo della multinazionale americana. L’accordo prevedeva un incentivo di 80mila euro lordi (poco più di 60mila euro netti) per chi avesse lasciato lo stabilimento entro la fine di dicembre e 60mila euro (circa 45mila euro netti) per chi, invece, interromperà il rapporto di lavoro entro il 31 marzo 2015. Ma se già la prima tranche di mobilità incentivata ha visto un numero così basso di adesioni, ci sono ben poche speranze che si raggiunga almeno una buona parte di quei 70 esuberi imposti dall’azienda. E questo pone dei grossi interrogativi sia ai dipendenti che agli stessi sindacati che a fine mese vogliono riaprire una discussione per fare il punto della situazione all’interno dello stabilimento.
La fabbrica dei turbocompressori per auto di media e alta cilindrata è in regime di cassa integrazione straordinaria a rotazione. Sono una cinquantina gli operai impiegati che lavorano in questo periodo su due delle tre linee dello stabilimento. Negli ultimi quattro-cinque anni sono usciti dalle linee produttive un centinaio di lavoratori. Chi è rimasto, peraltro con un’età non più adatta al pre-pensionamento, sembra fortemente intenzionato a restare dal momento che il mercato del lavoro non offre valide alternative o, peggio, non ne offre alcuna. La partita, quindi, è tutta ancora da giocare ed è tutta in salita.
L’intesa sulla mobilità era stata definita un «accordo-modello» dai sindacati perché l’azienda aveva dimostrato di voler discutere con le parti sociali il modo di gestire gli esuberi e al tempo stesso aveva ipotizzato un rilancio dello stabilimento da avviare entro l’anno. Attualmente, però, i numeri sono ancora molto bassi sia dal punto di vista della mobilità dei dipendenti che della produzione. I turbo prodotti in un anno ad Atessa sono circa 780mila (che potrebbero arrivare anche a 800mila), ma affinchè lo stabilimento resti in salute ci sarebbe bisogno di almeno 100mila pezzi. I dipendenti, tramite le rsu e le organizzazioni sindacali, chiederanno che ad Atessa vengano assegnate più lavorazioni. Il prodotto su cui si lavora in Val di Sangro è altamente tecnologico, ma ancora troppo poco richiesto dal mercato. Servirebbero lavorazioni più semplici e appetibili, le stesse che sono state assegnate negli stabilimenti di Slovacchia e Romania.
Daria De Laurentiis
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