Honeywell, lo sciopero non si ferma

Atessa. Lavoratori e sindacati respingono la richiesta del ministero di revocare la protesta fino al 2
ATESSA. Non indietreggia di un millimetro la posizione dei lavoratori della Honeywell e dei sindacati sullo sciopero ad oltranza in atto davanti ai cancelli dello stabilimento ormai da oltre una settimana. Ieri mattina, all’incontro con il vice presidente della giunta regionale Giovanni Lolli, si è ribadita la volontà di andare avanti con la protesta nonostante la richiesta del Mise di revocare lo sciopero fino all’incontro con i dirigenti della Honeywell a Roma il prossimo 2 ottobre. Alla Regione è stato quindi chiesto di «fare sistema ed unire le forze assieme alle altre istituzioni locali» per elevare la vertenza ad una difesa dell’intero territorio e di 420 famiglie. Intanto domani alle 9,30 è prevista una grande manifestazione di solidarietà davanti ai cancelli della fabbrica dei turbo con la partecipazione di sindaci, rappresentanti del territorio e istituzioni locali e di dipendenti di altre fabbriche del tessuto produttivo e industriale della Val di Sangro. Ieri ad incontrare i lavoratori in presidio è arrivato anche il senatore del Movimento 5 Stelle Gianluca Castaldi, protagonista nei giorni scorsi di un’interrogazione parlamentare sulla questione Honeywell. «Nell’incontro di stamane (ieri per chi legge, ndc)», dice Davide Labbrozzi (Fiom-Cgil), «abbiamo dato una risposta chiara, precisa e inconfutabile. Non ritiriamo lo sciopero fino a che non ci sarà un accordo su un piano industriale che preveda il rilancio del sito di Atessa». «Siamo in attesa dell’incontro del 2», precisa Primiano Biscotti (Fim-Cisl), «e vorremmo accelerare questo percorso anche attraverso il coinvolgimento del prefetto a cui abbiamo chiesto un incontro nel più breve tempo possibile. Sapevamo che questa vertenza sarebbe stata dura e così è. Il territorio subirebbe un colpo mortale con la chiusura di uno stabilimento come la Honeywell». «Siamo di fronte all’ennesimo scippo di lavoro in Val di Sangro», rimarca Nicola Manzi (Uilm-Uil), «che coinvolge, oltre ai 420 lavoratori diretti della Honeywell, un’altra sessantina legata ai servizi e alla logistica. Questa non è una vertenza come le altre: la Honeywell verrebbe chiusa solo per favorire lo stabilimento gemello in Francia. E sappiamo che le proiezioni sul turbo vedono un leggero incremento anche per il settore diesel. Dopo la vicenda Fincantieri la Francia sta dimostrando un’altra volta la sua arroganza e prepotenza. Il ministro Calenda deve proteggere il sito abruzzese e la serenità di 500 famiglie».
Daria De Laurentiis
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