Honeywell, ora si lavora per cercare investitori

18 Febbraio 2018

Atessa. La fabbrica sarà ceduta gratis a chi riprenderà il 30% dei lavoratori Lolli: non c’è nulla da festeggiare, bisogna soltanto attirare nuovi imprenditori

ATESSA. Non si esulta il giorno dopo l’accordo raggiunto al ministero dello Sviluppo economico sul “fine vita” della Honeywell. C'è invece apprensione e rabbia. I circa 400 posti di lavoro non sono salvi, ma restano in piedi, per chi deciderà di restare in fabbrica e di non approfittare dell’incentivo all’esodo, solo per altri 10 mesi, fino al febbraio 2019, quando la fabbrica dei turbo di Atessa chiuderà per sempre. Un periodo in cui si ricorrerà alla cassa integrazione straordinaria, pagata dallo Stato, per raschiare ancora un po’ di tempo a questa che è diventata una delle vertenze più drammatiche d’Abruzzo. I lavoratori hanno davanti due strade: approfittare dell’incentivo di 50mila euro più mille euro per ogni anno di anzianità (o 22 mensilità) e lasciare da subito lo stabilimento oppure restare e approfittare della cassa integrazione togliendo però mille euro per ogni mese di cassa dal bonus dei 50mila euro, fino a un massimo di 10 mesi, tanti quanti durano gli ammortizzatori sociali.
L’unico spiraglio positivo a cui si stanno aggrappando lavoratori, sindacati e istituzioni è quindi il fatto che l’azienda cederà lo stabilimento gratis agli investitori che vorranno scommettere ancora in questa porzione d’Abruzzo, culla dell’automotive e tra i motori del Pil regionale, approfittando di uno stabilimento di 17mila metri quadrati, moderno, dotato di climatizzazione e a pochi passi dalla Sevel, in pieno stato di grazia visti i record produttivi che sforna da qualche anno. I progetti industriali dovranno essere validi e approvati da Regione, Governo (tramite il ministero dello Sviluppo economico) e Invitalia (Agenzia nazionale per l’attrazione degli investimenti e lo sviluppo d’impresa). In più la nuova realtà produttiva dovrà assumere il 30% degli occupati attuali di Honeywell, circa un centinaio di lavoratori. Un risultato insperato se si pensa che, in alcuni momenti della trattativa al Mise, si era perfino ipotizzato che fossero i lavoratori a pagare un probabile investitore cedendo la metà del loro incentivo all’esodo. E tanto più se si considera che la vicenda Honeywell è stata fallimentare sia dal punto di vista sindacale, dato che due mesi di sciopero non hanno cambiato le decisioni dell’azienda, sia da quello governativo, visto che l’Italia non ha leggi, né ragioni per fermare un’azienda privata, ma con sovvenzioni statali, dalla decisione improvvisa di trasferirsi.
«Stiamo parlando di una fabbrica chiusa», commenta a freddo il vicepresidente della giunta regionale, Giovanni Lolli, «e non c’è da festeggiare nulla. Data la situazione siamo però riusciti a limitare il danno. Adesso inizia il lavoro vero e il tavolo ministeriale resta aperto. Bisogna attirare investitori e salvare un terzo dei lavoratori. Come Regione possiamo fare formazione tramite il ricorso a bandi europei e dato che Atessa rientra in area agevolata, cofinanziare con il governo contratti di sviluppo, sempre tramite bandi. E stiamo lavorando anche per l’indotto: ho già incontrato due aziende, si tratta di decine di posti di lavoro che saltano».
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