Honeywell, verso l’accordo-quadro su incentivi e riconversione
ATESSA. L’incontro al Mise del prossimo 16 febbraio sarà decisivo per il destino della Honeywell, la fabbrica di turbocompressori che, per decisione del management franco-americano, cesserà le...
ATESSA. L’incontro al Mise del prossimo 16 febbraio sarà decisivo per il destino della Honeywell, la fabbrica di turbocompressori che, per decisione del management franco-americano, cesserà le attività ad Atessa dal prossimo 2 aprile. Lo conferma il segretario generale della Fim-Cisl, Ferdinando Uliano, intervenuto ieri in Sevel. «Si tratterà di “strappare” un accordo quadro che comprenda tutte e tre le questioni finora poste in essere al tavolo del confronto a Roma», specifica Uliano, «ovvero l’allungamento degli ammortizzatori sociali di un anno, la riconversione del sito di Atessa e l’incentivo da destinare ai dipendenti che dovessero lasciare lo stabilimento da subito». Questioni che sono sempre state al vaglio dei vari tavoli, locali e nazionale, predisposti da istituzioni, sindacati e rsu di stabilimento. Sul fronte degli ammortizzatori sociali c’è la speranza che si possa allungare di un altro anno la “vita retributiva” di parte dei dipendenti Honeywell. Si attende solo la conferma del Governo, una volta interpellato anche il ministero del Lavoro. In caso di prolungamento del cuscinetto per il reddito, la fabbrica di Atessa non chiuderebbe definitivamente, ma dovrebbe tenere in piedi alcune lavorazioni. E si lavora, da parte sindacale, anche a spingere la proprietà ad attivarsi fattivamente per la ricerca di un marchio del settore automotive che possa prendere il posto della Honeywell. «Finora sono sempre stati il Governo e la Regione a farsi carico della ricerca di eventuali imprenditori interessati», prosegue Uliano, «ma certamente l’azienda sa a chi rivolgersi e come. Ovviamente stiamo spingendo anche sulla messa a disposizione dello stabile: l’azienda, a fronte della presa in carico da parte di un compratore di tutte le maestranze e dei macchinari, potrebbe decidere di vendere il capannone a una cifra simbolica, così come è stato fatto nel corso di varie riconversioni in Italia». Anche sull’incentivo «bisogna percorrere l’ultimo miglio. Nei giorni scorsi con l’azienda si è arrivati a una cifra», conclude il segretario Fim, «ma contiamo di arrivare a una soluzione che metta tutti d’accordo. Il 16 bisogna chiudere tutto il pacchetto». (d.d.l.)

