I 5 dissidenti fanno cadere il consiglio

Salta la seduta dedicata alla vendita della farmacia comunale: ribelli e opposizione lasciano l’aula e Di Primio va sotto
CHIETI. Due a zero. I dissidenti della maggioranza affondano ancora l’amministrazione Di Primio. Era successo il 10 ottobre scorso nella prima seduta dopo il ritiro delle dimissioni del sindaco Umberto Di Primio ed è successo anche ieri: il consiglio comunale, che avrebbe dovuto decidere sulla vendita della farmacia comunale di Filippone a 1,3 milioni, è caduto per mancanza del numero legale. E stavolta l’uscita dall’aula dei 5 ribelli è stata determinante: al momento del voto su una variante al Prg, Stefano Rispoli e Mario Troiano, ex Forza Italia passati al gruppo misto, Mario De Lio e Roberto Melideo dell’Udc e Diego Costantini della Lega si sono alzati e se ne sono andati. Anche l’opposizione ha abbandonato il consiglio e la seduta è stata sciolta. Tra minoranza e dissidenti, in 15 hanno lasciato l’aula mentre il centrodestra si è fermato a quota 14, compresi il sindaco e il presidente Liberato Aceto.
«Un incidente di percorso», per Marco D’Ingiullo, capogruppo di Forza Italia che però manda un messaggio a Lega e Udc: «La Lega dovrebbe dimostrare più responsabilità visto che ha un assessore in giunta, Alessandro Bevilacqua. Anche l’Udc dovrebbe fare chiarezza al suo interno considerato che due consiglieri appoggiano sempre la maggioranza mentre altri due lo fanno a singhiozzo». D’Ingiullo si appella al sindaco: «Di Primio deve provvedere subito alla stesura del programma di fine mandato per verificare quali sono i consiglieri che aderiranno con un vincolo saldo». Si tornerà in aula il 7 novembre prossimo, in seconda convocazione con un quorum più basso: «Avremo i numeri per approvare la vendita della farmacia», assicura D’Ingiullo.
Ma, per l’opposizione, l’amministrazione Di Primio è al capolinea: «Maggioranza allo sbando», dice Alessio Di Iorio del Pd, «non ha i numeri neanche per approvare una variante urbanistica. Di Primio ha i giorni contati e le elezioni provinciali saranno il colpo di grazia. Speriamo di liberarci presto da questo torpore che ci attanaglia da oltre 8 anni». Anche Chiara Zappalorto (Pd) guarda alle elezioni di domani con 1.250 sindaci e consiglieri di Chieti e provincia chiamati al voto per decidere tra Di Primio e l’uscente Mario Pupillo: «Il sindaco non riesce a tenere unita la sua maggioranza e vuole candidarsi a presidente della Provincia in un territorio ampio e disomogeneo: aspettiamo e vedremo cosa accadrà».
Enrico Raimondi (L’Altra Chieti) parla di «arroganza» del centrodestra: ha chiesto di ritirare la delibera sulla variante al Prg per «approfondimenti» ma la maggioranza ha detto no ed è andata al voto scoprendosi poi minoranza. «La giunta ha tentato di far approvare al consiglio una variante al Prg il cui contenuto, tuttavia, era stato oggetto di un atto di transazione con un privato», dice Raimondi, «la giunta avrebbe voluto che il consiglio, unico competente a decidere in materia urbanistica, avesse ratificato una scelta illegittima della stessa giunta. La proposta sottoposta al consiglio è l’ennesima dimostrazione dell’arroganza di chi ritiene che, in fin dei conti, qualsiasi proposta può essere approvata da una maggioranza prona al sindaco. Ma, ultimamente, questa arroganza si scontra con la realtà: i consiglieri di maggioranza, almeno in parte, non si fidano più».
«Ormai, il sindaco farebbe bene a capire che non ha più una maggioranza e che non può più fidarsi neanche degli amici», dice Bruno Di Paolo (Giustizia Sociale), «e, poi, con la delibera sulla variante al Prg hanno dimostrato di essere dilettanti allo sbaraglio: è stata fatta dalla giunta anche se la competenza è del consiglio. Imbarazzante».

