I baby rapinatori confessano Ma per ora restano in carcere

17 Dicembre 2022

I ragazzini di 14 e 16 anni, arrestati dai carabinieri, parlano davanti al giudice durante l’interrogatorio Gli avvocati: «Hanno capito la gravità del fatto, ma senza fornire una spiegazione sui motivi del gesto»

LANCIANO. Hanno compreso la gravità di quanto commesso ma non hanno saputo fornire una spiegazione sul perché. I due minorenni di Lanciano, accusati a 14 e 16 anni delle rapine a mano armata nei negozi del centro, sono comparsi ieri mattina davanti al gip del Tribunale per i minorenni dell’Aquila, Cristina Tettamanti, per l'interrogatorio di garanzia.
Da mercoledì scorso si trovano nel carcere minorile di Casal del Marmo, a Roma, in seguito all’ordinanza di misura cautelare emessa dal giudice su richiesta del pm Lorenzo Maria Destro. L’accusa per loro è di rapina a mano armata in concorso. Lo scorso 22 ottobre hanno prima tentato il colpo alla merceria “Seconda pelle” in piazza Garibaldi, non andato a buon fine per l’assenza di denaro nel registratore di cassa, e subito dopo hanno messo a segno la rapina ai danni del negozio di alimentari Jannone in via Piave, che ha fruttato ai due complici la somma di 300 euro.
Vista la gravità dei reati contestati, il giudice per le indagini preliminari ha ritenuto adeguata la misura cautelare in carcere. In udienza i due adolescenti, che a novembre erano stati individuati e denunciati dai carabinieri di Lanciano, hanno risposto alle domande e precisato alcuni aspetti dei fatti loro contestati. «È stata chiarita la posizione del mio assistito, che non è mai entrato all’interno dei negozi», riferisce l’avvocato Vincenzo Menicucci, che assiste il ragazzo di 16 anni (da poco compiuti), «a tentare la prima rapina in merceria e poi a commettere quella nel negozio di alimentari è stato sempre il 14enne, per sua stessa ammissione».
Le indagini dei militari del Norm di Lanciano, diretti dal tenente Giuseppe Nestola, avevano invece messo in luce come i due, per non dare riferimenti somatici, si fossero alternati nel ruolo del palo. Nessuna giustificazione plausibile è stata, invece, fornita sulla motivazione che ha portato due studenti, di buona famiglia, a procurarsi una pistola e a minacciare i commercianti per farsi consegnare il denaro in cassa.
«Le famiglie non gli facevano mancare i soldi per le loro esigenze», precisa l’avvocato Andrea D'Alessandro, che difende il 14enne. Al termine dell’udienza i legali hanno chiesto la scarcerazione e in subordine il collocamento a casa o in comunità dei due ragazzi. Il giudice si è riservato la decisione, nell’attesa di acquisire il parere del pubblico ministero. I due adolescenti rischiano di trascorrere il Natale in carcere. «Abbiamo chiesto la misura della permanenza a casa col permesso di andare a scuola», spiega D'Alessandro, «hanno un buon rendimento scolastico e i genitori, presenti in udienza, si sono impegnati a tenerli più sotto controllo. Già dopo aver scoperto i fatti, hanno serrato i ranghi».