I cento giorni della provinciale franata

1 Giugno 2015

Siamo tornati sulla Chieti-Casalincontrada: asfalto sventrato, cittadini isolati e sulle montagne di terra è cresciuta l’erba

CHIETI. Non cambia nulla dopo cento giorni. La provinciale che collega Chieti a Casalincontrada, passando per Colle Sant’Antonio di Bucchianico, resta la strada della vergogna. E’ ancora chiusa dal 26 febbraio, cioè dal nubifragio che ha messo ko Chieti e la sua provincia. Siamo tornati lungo questa strada alle 13 di ieri. I lavori sono stati fatti ovunque. Qui no. E’ ancora una trappola per centinaia di automobilisti. Come per gli invitati di un matrimonio che l’hanno imboccata all’ora di pranzo ingannati dal cartello, incompleto e soprattutto rovesciato, che la Provincia, l’ente che dovrebbe riaprire la strada, ha piazzato all’incrocio con via per Popoli, giusto alle porte di Chieti. Ma dopo aver percorso un paio di chilometri la strada è interrotta da un fiume di terra, che sembrava e sembra lava ormai secca sulla quale è nata anche l’erba. E’ la stessa terra che invadeva la carreggiata il 26 febbraio scorso: nessuno l’ha rimossa. Ed è incredibile se si pensa al disagio arrecato a centinaia di pendolari che scendono dal Casale. Facciamo dietrofront con gli invitati del matrimonio che esclamano: «Ma come, nessun segnale!».

Per salire su Colle Sant’Antonio si è costretti a passare per Brecciarola e svoltare a sinistra lungo un’altra strada sconnessa, piena zeppa di buche e crepe profonde oltre che e di una frana che s’incontra nella parte più alta, poco prima del bivio con la provinciale 8. Percorrerla in moto è davvero rischioso: è una gara di enduro. Giunti alla fine, svoltiamo a sinistra per percorrere la provinciale della vergogna in direzione opposta rispetto a prima. Dopo pochi chilometri, però, ci si imbatte nella frana più devastante, recintata dalla Provincia e lasciata così ad attendere che cosa? La prossima pioggia o il prossimo inverno? Il transito, in teoria, dovrebbe essere vietato, in realtà non lo è perché la gente di Colle Sant’Antonio deve pur tornare a casa. E la frana fa spavento: l’asfalto è squarciato, il segnale della fermata del bus dell’Arpa è sprofondato di due metri mentre a valle si vedono le case dove la gente da mesi, tre per la precisione, non dorme notti serene.

Cento giorni e qui non è cambiato nulla, anzi la situazione è peggiorata insieme alla rassegnazione dei residenti. È davvero una vergogna.