I detenuti vanno in scena per battere l’ictus
Domani in carcere lo spettacolo di solidarietà per aiutare la Stroke Unit di Pescara: «Una sinergia di cuori»
LANCIANO. Detenuti in scena per raccogliere fondi da devolvere per la lotta all’ictus cerebrale. Domani, alle 16, le porte del carcere di Villa Stanazzo si apriranno per un’importante iniziativa a carattere culturale ed artistico, ma soprattutto di grande spessore umano e solidarietà sociale. Nel teatro del carcere, ribattezzato il Piccolo Fenaroli, la compagnia teatrale di detenuti Il Ponte per la Libertà, diretta dal produttore e regista Carmine Marino, interpreterà l’“Avaro” di Moliere, liberamente rivisitato. I detenuti, che quest’anno sono stati protagonisti di una rassegna teatrale in carcere inclusa nella stagione del Fenaroli, hanno voluto far dono del loro lavoro artistico in favore dell’associazione Alliance for Stroke Unit che, con il suo presidente Gabriele Lombardozzi, dirigente medico dell’unità ospedaliera, eccellenza dell’ospedale di Pescara, si occupa dell’assistenza di chi è colpito direttamente o indirettamente dall’ictus. Per assistere allo spettacolo è previsto un libero contributo e l’intero incasso verrà devoluto dal carcere all’associazione per l’acquisto di strumentazione utile alla cura dell’ictus cerebrale. Prima della rappresentazione, Lombardozzi terrà un intervento sul tema dell’ictus, della sua notevole diffusione, della prevenzione e cura, con un approccio incentrato sulla centralità della persona e della sua dignità. «L’ictus e il carcere sono come una gabbia che intrappola la persona», dice la direttrice del carcere, Maria Lucia Avantaggiato, «si potrebbe dire che nel primo caso, a differenza del secondo, non c’è stata libera scelta e conseguente responsabilità. Nell’uno e nell’altro caso si pone, però, un problema di recupero, ponendo al centro la persona e il rispetto per la sua dignità. I detenuti, il volontariato, la comunità di Lanciano e dintorni, il carcere ed i suoi operatori, hanno saputo creare una sinergia di forze e di cuori, per il superamento dell’egoismo e dell’individualismo all’insegna, invece, della solidarietà sociale ed umana. I detenuti ci hanno messo il cuore, dimostrando che non sono solo il reato commesso e per cui stanno giustamente pagando. La comunità esterna ha risposto con una generosità e disponibilità, l’associazione Il Ponte ha fortemente creduto e superato ogni ostacolo. E il carcere è lo scenario in cui tutti questi attori sociali hanno reso possibile il migliore spettacolo della solidarietà». (s.so.)

