I dipendenti del Cotir salgono sul tetto

11 Dicembre 2015

Da due anni non percepiscono lo stipendio: «Ci siamo indebitati per venire a lavoro». Oggi incontrano l’assessore Pepe

VASTO. «Oggi senza stipendio, domani senza lavoro». Lo striscione giallo spunta di prima mattina sul tetto del Cotir, il centro di ricerca per le tecniche irrigue del Vastese, in contrada Zimarino. E su quel tetto salgono i lavoratori, sfidando pioggia e vento. Una quindicina di dipendenti in tutto occupano la palazzina: «E resteremo qui fino a quando la Regione non ci risponderà. Chi lavora ha diritto ad essere retribuito. A noi vengono date di tanto in tanto “gocce” degli stipendi arretrati. Questo inferno va avanti ormai da due anni». Tecnici e ricercatori continuano a fare il loro dovere e portano avanti i progetti per reperire fondi che la Regione prende. «Chi lavora va pagato», affermano, «sotto l’albero di Natale per noi c’è sofferenza e il rischio di restare senza lavoro».

LE STORIE. Qualcuno racconta il proprio dramma. «Mio figlio non ha potuto comprare il materiale per realizzare il centro tavola natalizio a scuola. Il fratellino di 3 anni, disabile, ha dovuto interrompere la terapia riabilitativa per lo stesso motivo», racconta un papà, A.C., 44 anni, «ho accumulato un debito di 35mila euro. La scorsa settimana per poter pagare il mutuo e non perdere l’appartamento ho dovuto prelevare 300 euro dalla pensione di mia madre». Il tecnico del centro ricerche lavora al Cotir da 20 anni. «Da due anni ogni mattina esco da casa e vengo al lavoro sapendo che comunque non mi verrà retribuito», continua, «è difficile fare capirlo a mia moglie e a miei figli. È tristissimo dire al tuo bambino che il papà non può dargli i soldi per il lavoretto natalizio perché il suo lavoro non viene pagato». Non è più felice la situazione di A.M., 40 anni, di Larino. Il tecnico percorre ogni giorno 150 chilometri, 75 all’andata e altrettanti al ritorno. «Per pagarmi la trasferta e venire a lavorare sono costretto a fare lavoretti di fortuna. Qualunque cosa capiti e a tutte le ore. Altrimenti non potrei pagare neppure la benzina», racconta. Anche lui sposato e con due figli, è costretto a farsi aiutare dagli anziani genitori. «Cerco di far finta di niente con i miei figli, ma è durissimo andare avanti così. Arriva Natale ed è tristissimo. Le luci e i negozi pieni di golosità e giocattoli sono negati ai nostri figli. Eppure io ho lavorato onestamente e continuo a farlo. Ho cominciato a lavorare qui dopo aver vinto un concorso. È assurdo vedere che è andato tutto a rotoli per colpe che i lavoratori non hanno. Io e miei colleghi continuiamo a lavorare per evitare che il Cotir chiuda». È passato ormai un anno dall’adozione dell’atto di indirizzo della giunta regionale (Dgr 820 del 9/12/2014) a seguito del quale i centri di ricerca sono stati posti in liquidazione, con l’intento di procedere al loro riordino mediante la nascita dell’ente unico di ricerca regionale. Per questo motivo furono nominati quattro professionisti con il compito di elaborare il piano di riordino e poi anche una commissione di esperti che avrebbe dovuto supportare i liquidatori nella elaborazione del piano. Il riordino sarebbe dovuto avvenire in tempi stretti, stando alle rassicurazioni ricevute dai liquidatori e, comunque non oltre giugno 2015. Invece a tutt'oggi,nulla. «Io e i miei colleghi abbiamo portato a termine tutti i progetti programmati e finanziati, con enormi sacrifici e in condizioni difficili, perché è difficile lavorare senza stipendio. Eppure non posso iscrivere i miei figli a corsi di sport o altre attività. Una dei miei quattro figli voleva andare al conservatorio. Ho dovuto dirle di no», spiega Elvio Di Paolo, ricercatore del Cotir. I lavoratori hanno dormito al Cotir e questa mattina incontreranno l’assessore regionale all’agricoltura, Dino Pepe.

LE REAZIONI. «In questi 18 mesi la Regione ha messo sul tavolo 2.300.000 euro. Per quanto riguarda il Cotir al momento in ragioneria c’è un bonifico di 150mila euro che attende di essere liquidato», interviene nel pomeriggio l’esponente della giunta regionale, «e stiamo lavorando per far erogare altri 660mila euro. La situazione non è semplice poiché i centri di ricerca sono in liquidazione ma siamo vicini ai lavoratori che, nonostante non prendano lo stipendio da lungo tempo, stanno garantendo la loro opera con dedizione e professionalità. Domani mattina (oggi per chi legge, ndc) li incontrerò insieme ai sindacati, ai commissari liquidatori e al sindaco di Vasto», annuncia Pepe. «Questa protesta deve far riflettere», interviene il consigliere regionale Pietro Smargiassi (M5S), «oggi la Regione raccoglie il frutto delle promesse mancate. Un frutto amaro il cui succo è il dramma dei lavoratori. Alla base c’è il mancato pagamento di 22 mensilità che pesano come un macigno sui bilanci delle famiglie dei dipendenti. Queste persone chiedono che fine abbia fatto il fondo di rotazione, istituito per garantire le spese per i progetti di ricerca, e le cui somme erano attese per lo scorso novembre. Ed è questa la domanda che mi faccio anche io», conclude Smargiassi.

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