I dipendenti dell’Ateneo pronti allo sciopero

4 Giugno 2016

Lettera del personale tecnico e amministrativo a rettore e senato accademico «Stop allo strapotere del direttore generale o incroceremo le braccia»

CHIETI. Pronti a bloccare l’Università. I sindacati dell’ateneo d’Annunzio minacciano lo sciopero generale e, avvertono, non sarà «di un solo giorno».

Non contenti del rinvio a giudizio per diffamazione e violazione della privacy del direttore generale Filippo Del Vecchio, le organizzazioni sindacali (tutte tranne il Cisapuni) inviano una durissima nota minacciando lo sciopero generale e puntando il dito direttamente contro Del Vecchio. La nota, a firma di Maria Agnifili e Maria Lidia De Biasi della Flc Cgil, Gianluca Di Sante e Lucia Mazzoccone della Cisl Università, Valentino Barattucci della Uil Rua, Antonio Pellegrini della Csa Cisal e del coordinatore della rappresentanza sindacale unitaria, Luigi Fusella, è stata inviata al rettore Carmine Di Ilio, ai membri di Senato accademico e Consiglio d’amministrazione, ai componenti del Nucleo di valutazione, del Presidio di qualità e del Comitato unico di garanzia, ai direttori di dipartimento e, per conoscenza, al ministro dell’università, Stefania Giannini, e al capo dipartimento Formazione superiore e ricerca, Marco Mancini.

In una istituzione che dovrebbe essere la culla del sapere, i sindacati denunciano «l’ormai insostenibile stato di imbarbarimento del clima di vita e di lavoro». Uno stato patito, secondo i rappresentanti sindacali, dalla maggior parte del personale tecnico e amministrativo e anche da una parte dei docenti. A Del Vecchio viene rimproverata soprattutto la «gestione autoritaria e conflittuale” da lui imposta, tale da precipitare l'università in “un clima da guerra civile, votato a niente, se non allo sfascio». Il dg, inoltre, attuerebbe la politica dei due pesi e due misure: «Mazze chiodate menate alla cieca, provvedimenti disciplinari per i nemici e di distrazioni o disattenzioni per gli amici». La lunga lettera tocca anche l’ultimo scandalo scoppiato tra le mura universitarie, quello delle cosiddette “laure facili” che ora sarebbero da annullare. Per i sindacati, il caso andava trattato almeno con la «dovuta riservatezza», senza «l'amplificazione mediatica delle presunte nefandezze compiute non si sa ancora bene da chi, benché alcuni presunti colpevoli siano stati già sottoposti a giudizio sommario e impiccati su pubblica piazza senza nemmeno una parvenza di processo». La lettera tira anche in ballo un altro caso che ha fatto molto scalpore, quello relativo a una dipendente che si è sentita male dopo aver letto una delle comunicazioni del direttore generale.

E da quanto scrivono i sindacati pare che la dipendente in questione non sia stata l’unica: «Ad arricchire il carniere del clima di veleni», scrivono testualmente i rappresentanti sindacali, «c’è il ricorso di diversi colleghi alle cure del Pronto soccorso a seguito di comunicazioni della direzione». I sindacati si rivolgono agli istituti che governano la vita universitaria con una serie di domande: «Magnifico rettore ed illustri senatori, consiglieri di amministrazione e componenti di tutti gli organi di questa amministrazione, dove avete intenzione di portare questa università e noi, con lei?. Nella storia cinquantenaria dell’istituzione accademica mai si era raggiunto un picco così elevato di conflittualità tra i vertici universitari e il personale dell’ateneo».

« Mai» aggiungono «si è assistito a uno sciopero generale. Ma adesso», minacciano i sindacati, «il punto di non ritorno è sempre più vicino. Uno sciopero generale è vicino, e non sarà di un solo giorno. A voi la decisione di mettere freno allo strapotere ingiustificato del direttore generale».