«I non vaccinati mettono in crisi i reparti»

Allarme del primario di Malattie infettive Vecchiet: «Hanno sintomi più gravi e riempiono le stanze»
CHIETI . «I non vaccinati possono mettere in crisi i nostri ospedali». Lo afferma Jacopo Vecchiet, direttore della Clinica malattie infettive dell’ospedale di Chieti dopo una notte difficile, durante la quale sono stati ricoverati altri 4 pazienti. «Questa è la realtà», dice, «che va raccontata per dire le cose come stanno, senza drammatizzazioni. Un mese fa avevamo 8 ricoverati per Covid, oggi ne abbiamo 30 e siamo al limite della dotazione di posti letto delle Malattie infettive, col fiato sospeso nella speranza che non ne arrivino altri. Il ricovero si rende necessario», spiega Vecchiet, «per i non vaccinati perché hanno problemi respiratori importanti, diversamente dalle persone che hanno completato il ciclo vaccinale per le quali l’infezione si manifesta con sintomi ben più lievi». Il racconto di chi è sul campo centra il punto di queste ore nelle quali i contagi aumentano anche in provincia di Chieti con la riconversione dei reparti.
Durante una riunione dell’Unità di crisi della Asl si è fatto riferimento anche all’utilizzo degli anticorpi monoclonali, con i quali sono stati già trattati più di 200 pazienti: «Rappresentano una cura efficace con buone ricadute anche sul sovraffollamento degli ospedali». L'uso degli anticorpi è autorizzato in soggetti di età superiore a 12 anni, positivi e non ospedalizzati per Covid, che presentano sintomi moderati da non oltre 10 giorni, e con uno o più fattori di rischio. A individuare i candidabili possono essere medici di medicina generale, pediatri, medici delle Usca e in generale medici che entrano in contatto con pazienti affetti da Covid di recente insorgenza e con sintomi non troppo marcati.
«L’importante è arrivare presto», conclude Vecchiet, «e indirizzare altrettanto precocemente il paziente alle Malattie infettive di Chieti e Vasto, le unità operative identificate per la prescrizione e la somministrazione della cura. La nostra esperienza con i monoclonali è assolutamente positiva, ma esprimono tutta la loro efficacia se usati ai primi sintomi della malattia».

