I palazzi di Chieti Scalo ora restano senza acqua

12 Marzo 2020

Con le famiglie costrette in casa, aumentano i problemi per la carenza idrica La protesta dei residenti: «Ai piani alti solo poche gocce, così non si può vivere»

CHIETI. Chieti Scalo di nuovo senz’acqua. Il problema, ormai cronico, è sempre lo stesso: la mancanza di pressione fa sì che l’acqua scarseggi agli ultimi piani dei palazzi. A pian terreno o al primo piano l’erogazione non subisce mutamenti, ma dal secondo piano in poi dai rubinetti ne esce sempre meno. E in un momento in cui le famiglie sono tutte rintanate in casa per il rischio coronavirus, l’emergenza idrica diventa ancora più pesante da sopportare. «Nel mio appartamento andiamo avanti con i rubinetti da cui escono solo poche gocce per parecchie ore della giornata», dice Elda Capriotti, che abita al settimo piano di via Pansa, traversa del centro di Chieti Scalo, ed è tra gli inquilini che subisce i maggiori disagi. «Le ore più difficili partono dalle 9 del mattino fino alle 17 di pomeriggio, praticamente quasi l’intera giornata. Per le esigenze di famiglia già da tempo abbiamo acquistato anche un piccolo autoclave, che però non riesce assolutamente a risolvere la situazione. E tutto questo proprio quando il rischio da coronavirus impone di lavarsi frequentemente».
Il problema della carenza idrica allo Scalo dura da oltre un decennio, ma periodicamente diventa particolarmente difficile da sostenere. Alle chiusure notturne, infatti, in determinati periodi si aggiunge anche la scarsa pressione idrica che lascia gli ultimi piani delle palazzine scaline quasi completamente a secco. I residenti, nonostante le continue richieste di chiarimenti, non sono riusciti a capire cosa provochi l’abbassamento della pressione idrica in determinati momenti dell’anno. Alle lamentele dei cittadini le istituzioni rispondono con promesse alle quali, sino ad ora, non è stato dato seguito. A giugno del 2017 il sindaco Umberto Di Primio e l’assessore ai lavori pubblici Raffaele Di Felice, ricevendo in Comune una delegazione di residenti infuriati, avevano promesso la realizzazione di un nuovo serbatoio da dedicare interamente alla rete idrica della parte bassa della città. A gennaio scorso era stata invece l’Aca ad assicurare soluzioni non solo per superare il problema del calo di pressione ma anche per eliminare quello delle chiusure notturne. Ma non si è visto ancora nulla. I residenti hanno ricominciato a tempestare l’Aca di telefonate. Impossibile, invece, recarsi di persona nell’ufficio di via delle Robinie, chiuso a causa dell’emergenza coronavirus. (cr.ch.)