I parchi gioco sono vietati

Il Comune li chiude allo Scalo ma i cittadini si infuriano
CHIETI. Bimbi che guardano da fuori e, al di là delle grate, giochi inutilizzati. A Chieti Scalo parchi gioco off limits, chiusi da mesi dal Comune senza un perché. Al Villaggio Celdit, in mezzo alle palazzine Ater modello Beirut tanto sono disastrate, all’inizio dell’anno, i cancelli dell’area verde non sono stati più riaperti.
Al centro dei popoloso quartiere, proprio vicino alla scuola elementare e all’asilo, i bambini erano costretti a passare accanto al loro parco e a non poter entrare. «Sono quattro telefonate che faccio all’assessore Raffaele Di Felice», dice esasperata la signora Moira Di Paolo, «mia figlia piangeva ogni volta che guardava fuori dalla finestra verso il parco». Stesso problema al parco Obletter, dietro alla piscina comunale. Bambini fuori e dentro giochi immobili e fontanelle con l’acqua che continua a scorrere senza sosta.
I ragazzi più grandi hanno trovato un modo per entrare ma i bimbi più piccoli sono costretti a rimanere fuori. «Possibile che il sindaco pensi solo alla Notte bianca e alla Settimana mozartiana e non dia spazio anche ogni tanto ai bisogni dei bambini?» si sfoga la signora Cristina. E aggiunge: «Io pago le tasse a Chieti e devo portare mia figlia al parco di Sambuceto?». Inutile meravigliarsi se poi i lucchetti saltano e nelle recinzioni appaiono grossi buchi.
Bimbi e genitori si riappropriano di spazi vitali, anche se in maniera non autorizzata. E il Comune che fa? Finge di non vedere, promette interventi che non arrivano, nicchia sulle continue richieste, spiega che non ha soldi e prende tempo. Le lagnanze sono arrivate anche agli sportelli di Cittadinanzattiva. «Ricevo sempre più lamentele per la inopinata chiusura, ormai da lungo tempo, di tutti i parchi giochi gestiti dal Comune a Chieti Scalo», dice il segretario regionale dell’associazione, Aldo Cerulli.
«Nessuno sa quale sia il motivo di tali chiusure e non mi sembra che ci sia stata una qualunque indicazione circa la “necessità” di chiudere gli unici posti ove genitori e nonni possono portare i propri piccoli a divertirsi. Qualità della vita non è solo fare inutili marciapiedi ma anche dare la possibilità ai ragazzi di passare qualche ora in sicurezza e tranquillità. Si sta avvicinando la bella stagione, le giornate si allungano e i bimbi dove li portiamo? Davanti alla televisione? Sarebbe meglio all’aria aperta. Di grazia cosa si aspetta a riaprirli?». (a.i.)

