I pendolari Sevel protestano per i bus

9 Maggio 2020

Atessa. Cinque operai riportati a casa: avevano segnalato scarse misure di sicurezza: «Servono interventi urgenti»

ATESSA. Il caso dei lavoratori pendolari di Montenero di Bisaccia che, dopo aver denunciato la scarsità di misure di sicurezza su un mezzo Atm sono stati riportati a casa invece che sul posto di lavoro in Sevel, ha scatenato azioni forti. Settanta lavoratori pendolari molisani si sono rivolti alla Uilm che, tramite l'avvocato Massimiliano Matteucci, ha presentato un esposto ai prefetti delle provincie di Chieti, Campobasso e Isernia, alla Asl Lanciano Vasto Chieti, alla Asrem, azienda sanitaria del Molise e ai presidenti delle Regioni Abruzzo e Molise. L'esposto denuncia il mancato rispetto da parte dell'Atm spa delle misure prescritte per il contenimento del coronavirus e fa riferimento ai decreti del presidente del Consiglio dei ministri e alle ordinanze presidenziali delle Regioni. «A distanza di giorni dalla ripresa del servizio», si legge nell'esposto, «la Atm non si è adeguata a quanto previsto dalle disposizioni normative». Nello specifico si cita «la violazione dell'obbligo di distanziamento sociale a bordo dei mezzi».
Sugli autobus infatti, metro alla mano, sia le forze dell'ordine che gli stessi operai hanno potuto constatare che la distanza tra i due posti a sedere è di una sessantina di centimetri e non di un metro. La Uilm sottolinea anche la violazione «delle disposizioni su igienizzazione, sanificazione e disinfezione dei mezzi pubblici», invitando e diffidando i destinatari dell'esposto, ad intraprendere «immediate misure di tutela dei lavoratori». Dello stesso tono anche la lettera di una quarantina di dipendenti, spedita alle varie autorità, tra cui il sindaco di Montenero, e sostenuta dalle varie sigle sindacali. La lettera/esposto prende spunto proprio dalla disavventura dei cinque dipendenti che sono stati riaccompagnati a casa dopo ore ad attendere un messo sostitutivo per raggiungere la Sevel dove avrebbero dovuto effettuare il turno notturno. «Ad oggi», si legge nella testimonianza dei dipendenti, «dopo aver già perso un turno di lavoro senza la possibilità di preavvisare l’azienda della nostra assenza visto quanto accaduto e già richiamato e nonostante fossimo già stati fermati la settimana precedente dalla polizia stradale accumulando quindi ritardo sul posto di lavoro e conseguente perdita salariale, nulla è cambiato ed il caos totale, unito al rischio per la nostra salute e per quella delle nostre famiglie, sembrano regnare incontrastati. Nonostante siano stati contattati per le vie brevi gli organismi preposti non è stato posto ad oggi alcun rimedio. Eppure basterebbe aggiungere un secondo autobus alla linea da Montenero. Cosa che in realtà era già prevista ma, paradossalmente, dopo l’accaduto del 4 maggio, improvvisamente è stato rimossa. Una doppia linea sarebbe a nostro avviso una minima soluzione rispetto al rischio contagio che corriamo quotidianamente, esponendo l'intera azienda Sevel e il servizio sanitario a nuovi gravi focolai. Per questi motivi invitiamo le autorità preposte ad intervenire in modo urgente. Mentre scriviamo rischiamo che sia già troppo tardi».
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