I poliziotti: «Nuovi uffici per la questura»

L’appello del sindacato ai candidati: «L’attuale sede è inadeguata e crea disagi anche ai cittadini»
CHIETI. «La questura di Chieti ha bisogno di nuovi uffici». È l’appello del Siulp, il primo sindacato dei lavoratori della Polizia di Stato. Il segretario generale provinciale Francesco Morganti ha scritto una lettera ai candidati sindaci Luca Amicone, Paolo De Cesare, Bruno Di Iorio, Fabrizio Di Stefano e Diego Ferrara. «Mettere al centro la sicurezza è un impegno doveroso per chi ambisce a governare la città: un bisogno così delicato non si può ridurre a diventare terreno di populismi e strumentalizzazioni politiche. La sicurezza non va considerata come un costo, ma una ricchezza su cui investire. Occorre che si affronti il complesso tema a tutti i livelli, attraverso lo sviluppo di una strategia capace di agire su una pluralità di terreni: dall’ordine pubblico alle politiche di riduzione dei fattori di disagio sociale, dagli interventi mirati al contrasto dell'abuso di alcol e di droghe alla riqualificazione urbanistica». Ma il benessere della collettività, sottolineano dal Siulp, parte «anche da un miglioramento delle condizioni dei lavoratori di Polizia e dei presìdi in cui quotidianamente i cittadini si recano per far fronte alle loro legittime esigenze. Per questo, con lo spirito che contraddistingue la nostra organizzazione sindacale, ovvero quello propositivo e costruttivo, l’auspicio è che il futuro primo cittadino di Chieti prenda a cuore i presìdi di sicurezza della città, a partire dalla sede della questura che, attualmente, trova collocazione su un piano all’interno di un palazzo e in un’ala della caserma Spinucci, con notevole dispendio di risorse per i servizi di vigilanza e disagio sia per gli operatori di polizia che per l’utenza». Morganti elenca tutti i problemi. «In ambito provinciale non esiste una cella di sicurezza: gli arrestati vengono controllati a vista, seduti su una sedia, a volte anche per giorni, con i rischi che ne conseguono. Manca un luogo idoneo (previsto per legge) dove vigilare gli stranieri in attesa dei provvedimenti amministrativi. Non ci sono sale di aspetto per gli utenti che devono sbrigare pratiche o richiedere documenti di competenza del questore, come passaporti, porto d’armi, licenze e permessi di soggiorno». E ancora: «Non ci sono uscite di sicurezza e scale antincendio e i servizi igienici sono inadeguati e insufficienti (due per il personale e utenti). Come se non bastasse, gli ambienti di lavoro, che mortificano la dignità delle persone, sono nettamente al di sotto dei parametri minimi di vivibilità: si lavora in 6 in meno di 20 metri quadri, spesso in assenza di luce naturale e in locali umidi». La presenza di barriere architettoniche provoca ulteriori problemi: «Con l’ascensore si arriva solo al secondo piano, mentre agli altri uffici si accede tramite tre rampe di scale strette e ripide. E l’assenza di parcheggi costringe tutti i giorni gli operatori a notevoli disagi». La conclusione è un appello: «A chi sarà il prossimo sindaco chiediamo di impegnarsi per dare soluzione a questa sentita problematica che riguarda l’intera collettività».

