I portici cadono a pezzi A 94 anni dalla creazione mai una manutenzione

12 Febbraio 2023

Intonaci staccati, macchie di umidità al soffitto e crepe alle colonne Studio del geologo Carabba: colpa di infiltrazioni e acque sotterranee

LANCIANO. I portici comunali cadono a pezzi. Letteralmente. Brandelli di intonaco che si staccano dalle colonne martoriate dal passare del tempo e dalle intemperie. Anche sul soffitto sono evidenti gli squarci dell'incuria e dell'umidità: macchie scure che si espandono a vista d'occhio e che lasciano ipotizzare coperture ormai fragili, gonfie d'acqua, con un rischio concreto di crolli di pezzi di intonaco. E sulle travi, ammalorate, si nota tutto il peso del tempo. Uno dei pilastri, al centro della struttura comunale, è lesionato. Ma i portici comunali sono così da 94 anni, senza aver mai subito alcun tipo di manutenzione.
LE CAUSEIl problema delle infiltrazioni di acqua sul tetto e sulla terrazza dei portici costruiti nel 1929 è annoso. Ma le cause del decadimento strutturale dell'opera sono almeno due secondo il geologo e studioso Luigi Carabba, autore di una importante relazione sulle caratteristiche idrogeologiche del sottosuolo lancianese e da sempre una delle sentinelle più attente sull'evoluzione degli smottamenti in città che poggia in un'area ad alto rischio di dissesto idrogeologico. «Il problema», rimarca il geologo, «non dipende solo dal terrazzo e dalle infiltrazioni di acqua piovana, ma è strutturale. Dipende dal torrente Pietroso chiuso e sbarrato 100 anni fa che scorre sotto il Corso. Quello che succede sotto non lo vediamo, le acque assumono nel sottosuolo una traiettoria incontrollabile». Nel 2020, a seguito della voragine nella zona dell'ex Modernissmo, uno studio del Dipartimento di Ingegneria e geologia dell’Università d’Annunzio commissionato dall'allora amministrazione comunale, aveva confermato questa tesi. Sebbene il Corso poggi su terreni da riporto e sabbie ben addensate che garantiscono «resistenze ottimali», la zona, così come piazza Plebiscito e piazza D'Amico, è naturalmente e storicamente al centro di «condotti fluviali impestanti».
I PERICOLIDa qualche anno la parte finale del Corso è controllata da sensori che rilevano ogni minimo spostamento sia del terreno che delle strutture che vi poggiano. «La situazione è preoccupante», avverte Carabba, «e sembra che a nessuno importi nulla. I sensori del terreno segnalano che il quadro fessurativo è in evoluzione ed è arrivato fino a 2 centimetri, che potrebbero sembrare pochissimi, ma che invece rivelano un trend evolutivo importante, da tenere sotto controllo». La zona andrebbe studiata attentamente. Tanto più se, come nel caso dei Portici, sono presenti tre tipi di fondazioni: pozzi appoggiati sulle sabbie, fondazioni dirette appoggiate su materiale da riporto oppure poggiate su ghiaia e ciottoli. Questo, per Carabba, comporta «cedimenti differenziali» su cui non va sottovalutato l'effetto ai fini sismici. «Sono stanco di segnalare queste cose», rimarca l'esperto, «la Soprintendenza dovrebbe occuparsi di questa struttura, così come dovrebbe farlo la magistratura».
I LAVORI«Conosciamo il problema», ribatte il sindaco Filippo Paolini, «oltretutto io lo vivo da proprietario. In dieci anni sui Portici non è stato speso nemmeno un cucchiaio di cemento. Per questo, con la dirigente Luigina Mischiatti, abbiamo già previsto un intervento almeno per far controllare la parte di tetto che copre i Portici che avrebbero bisogno di un intervento di manutenzione».
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