«I premi Covid negati a 400 infermieri»

8 Ottobre 2020

Denuncia di due sindacati contro la Asl: no all’accordo che penalizza chi ha lavorato in trincea

LANCIANO . «Assurdo dare un premio ai dipendenti che durante l’emergenza Covid hanno lavorato al chiuso nei propri uffici, anche con la massima protezione e non invece al personale sanitario che è rimasto tra le corsie, a fare turni massacranti per salvare vite. Va premiato prima il personale che è stato in trincea, poi gli altri: questa Asl invece fa il contrario». Non ci stanno Patrizia Bianchi, consigliere regionale Nursing Up e Vincenzo Pace, segretario provinciale Nursind, a vedere fuori dagli incentivi dati al personale sanitario che ha lavorato durante l’emergenza Covid, almeno 400 colleghi. Ed è per questo che non hanno firmato la preintesa dell’accordo decentrato sui premi Covid presentato dalla Asl, dal direttore generale Thomas Schael che sarà ridiscusso la prossima settimana. «La Regione ha destinato oltre 17 milioni di euro per i premi Covid», spiega Bianchi, «ma poi ha lasciato ad ogni Asl la possibilità di gestirli. All’azienda Lanciano-Vasto Chieti sono toccati oltre 5 milioni di euro. In genere la divisione doveva essere in tre fasce: quella A, che prevede 40 euro per ogni giorno di lavoro fatto in emergenza, per il personale impegnato quotidianamente con il Covid; fascia B, da 20 euro al giorno, per quello impegnato occasionalmente e fascia C, di 5 euro, per personale amministrativo e tecnico di supporto. Ma, abbiamo scoperto che nella fascia B resta fuori circa il 30% degli infermieri». «Dopo aver pesantemente offeso il personale che si è infettato, che lo avrebbe fatto per propria “stupidità” e non perché si era privi anche dei dispositivi di protezione», aggiunge Pace, «il manager ha comunicato questa divisione dei premi che disattende i decreti e anche l’accordo regionale lasciando fuori circa 400 lavoratori del personale sanitario. Si tratta di persone che sono state tra le corsie, hanno lavorato e salvato vite, e che non vedono riconosciuto il proprio sforzo. L’accordo va cambiato». (t.d.r.)