«I pulcini morti? È colpa dello sciopero»

Fossacesia, il legale dell’allevatore condannato: «Danno da 60mila euro, voleva evitare la strage»
FOSSACESIA. Nel settembre 2010 avrebbe volontariamente provocato la morte di oltre centomila pulcini del suo allevamento di Fossacesia: con l’accusa di maltrattamento di animali, il 4 marzo scorso, il tribunale di Lanciano ha condannato Alberto Levantesi, imprenditore marchigiano di 49 anni, a due mesi di reclusione e al risarcimento dei danni alla Lav, parte civile nel procedimento. La sentenza è stata la prima del genere in Abruzzo. L’avvocato Francesco De Minicis, difensore di Levantesi, non ci sta e attende di leggere la motivazione della sentenza, non ancora depositata, per proporre appello. L’allevatore, secondo l’accusa mossagli dal sostituto procuratore Rosaria Vecchi su denuncia della dirigenza nazionale della Lav, avrebbe violato l’articolo 544 ter del codice penale, norma introdotta nel nostro ordinamento da poco più di dieci anni, che punisce chiunque per crudeltà o senza necessità maltratta animali procurandone la lesione o la morte. Ma che cosa era accaduto nel settembre 2010?
A parlare è il penalista, raggiunto telefonicamente dal Centro: «Il gruppo imprenditoriale, operante nel settore avicolo, alla cui guida si trovava Levantesi insieme ai fratelli e ad altri soci, stava attraversando un periodo di rilevanti difficoltà economiche, sicché da due o tre mesi non riusciva nemmeno a pagare gli stipendi agli operai. Il primo settembre del 2010, allora, i circa venti dipendenti di Fossacesia diedero vita ad una dura forma di protesta sindacale, restando dentro la fabbrica ma non provvedendo a trasferire le uova dall’incubatoio alla apposita “sala schiusa”. Avvenne così che le uova si aprirono in un luogo inadeguato e oltre centomila pulcini, cadendo sul pavimento o ammassandosi l’uno sull’altro, morirono appena nati». Nel corso del processo i testimoni della difesa hanno raccontato che, con operai di altri stabilimenti dei Levantesi, si recarono in quei giorni a Fossacesia per tentare di effettuare il trasferimento delle uova nella sala dello stabilimento appositamente destinata alla definitiva schiusa, ma ne furono fisicamente impediti dai dipendenti in agitazione sindacale. «Lo stesso pubblico ministero», continua il legale, «ha depositato due verbali di ispezione sanitaria del 3 e del 6 settembre 2010, dai quali risulta inequivocabilmente che la fabbrica era controllata dagli operai. Il 3 settembre ancora i pulcini si sarebbero potuti salvare, ma il 6 settembre il funzionario della Asur registrò la “permanenza dello stato di agitazione” e diede atto che nessuno degli operai, uno dei quali lo accolse all’interno e gli firmò pure il verbale, aveva provveduto al governo degli animali. Dunque i circa centomila pulcini giacevano lì, morti. A questo punto i Levantesi, il 7 settembre, si impegnarono a lasciare a beneficio degli operai i nati dalle altre 270mila uova ancora in incubazione, cosicché l’agitazione finì e tutti questi altri pulcini vennero fatti nascere regolarmente. Insomma, è stata la lotta sindacale -certo ben giustificata poiché gli operai erano senza salario da due o tre mesi- a far morire i pulcini, non certo Levantesi che tentò di tutto per evitare quell’incidente, se non altro perché centomila pulcini morti significò, come dichiarato in dibattimento dal funzionario Asur, Giuseppe Torzi, almeno 60mila euro di danni per l’impresa. Naturalmente tutte le sentenze vanno rispettate», conclude l’avvocato De Minicis, «ma sarà molto difficile che possa venir fuori una motivazione giuridicamente corretta, dal momento che a molte persone può essere addebitato quanto accadde, tranne che all’imputato e ai suoi soci, i quali avevano tutto l’interesse ad evitare quel grave danno. Confido che nei successivi gradi di giudizio questa sconcertante decisione possa essere integralmente riformata».
Linda Caravaggio
©RIPRODUZIONE RISERVATA

