«I ragazzi vogliono solo lasciare un segno»

Di Totto e i graffiti: «Quelle scritte vandaliche sporcano, ma fanno anche parte dell’arte di strada»
LANCIANO. «Conosco quei luoghi e quelle scritte, che sono sì vandaliche ma fanno anche parte della “street art”. Sono di writer meno esperti e meno vicini a quest’arte che vogliono lasciare un segno e alla fine finiscono più per sporcare». Nicola Di Totto, in arte 2Neko, fa il writer da 32 anni e negli ultimi tre è riuscito a coinvolgere le istituzioni per fare uscire dalla nicchia quest’arte.
«Sono zone nascoste e non visibili e vengono sfruttate da ragazzi meno esperti e meno vicini a questo tipo di arte», continua Di Totto, «per lasciare un segno e dire agli amici “ci sono anche io”. Un writer esperto farebbe quelle firme in luoghi visibili, il writer “vandalo” invece lo riconosci dal fatto che usa un solo colore. Da qualche anno stiamo cercando di far capire ai ragazzi, in ultimo i 100 coinvolti in “Muri parlanti-Talking walls”, il processo che c’è dietro un murale: siamo partiti dallo studio della storia della street art, all’elaborazione dell’opera, a come si prepara un muro, a quali colori scegliere e come usarli, e infine alla realizzazione. Il messaggio è che chi si impegna può arrivare a diventare famoso come gli artisti che abbiamo coinvolto nella realizzazione dei murales più grandi. Sono 15 anni che chiedo la disponibilità di una parete al Comune, sulla quale chiunque si potrebbe esercitare come succede in altre città», spiega Di Totto, «un muro per tutti, per non fare le cose di nascosto».
Alla luce del sole è stato fatto, invece, l’ultimo murale comparso sui muri della città: si chiama “La Squijje” ed è stato realizzato sulla grande parete della palestra del liceo scientifico Galilei dal direttore artistico Nicola Di Totto con i giovani partecipanti del progetto “Muri parlanti”. È ispirato alla tradizione lancianese della Squilla, che si celebra il 23 dicembre con lo scambio del perdono e degli auguri in famiglia. La ballerina scandisce il tempo, indicando il momento esatto in cui la campanella comincia a suonare dalla Torre civica. La gonna invece è una grande campana rivisitata, fatta da tante finestre gialle, che indicano le case piene di parenti che si scambiano gli auguri. Il numero 4 è stato volutamente cambiato e trasformato in colonne con un tetto, posizionato al centro del muro, per sottolineare il valore della tradizione molto sentita dalle famiglie lancianesi in ogni parte del mondo.
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