I tesori dell’ipogeo ben conservati ma poco valorizzati

Siamo andati a visitare le antiche cisterne di epoca romana Ad aprire le porte i volontari del Cars e Gianluca Squicciarini
CHIETI. A spasso per la Chieti sotterranea, nel buio dei suoi suggestivi ipogei, un salto a ritroso nel tempo nei luoghi dell’antica Teate rimasti intatti nonostante i millenni: un tesoro ancora troppo poco valorizzato. Ad aprirci le porte di quattro ipogei sono due guide del Cars, il Centro appenninico di ricerche sotterranee, Marta Di Biase ed Errico Orsini, e l’animatore di Visit Chieti, la pagina Facebook dedicata alle bellezze di Chieti, Gianluca Squicciarini. La città ipogea è quanto resta del sistema idrico dell’antica urbe romana. Le testimonianze sono molte, il problema è renderle fruibili. In gran parte si tratta di cisterne in grado di raccogliere l’acqua piovana e conservarla per far fronte a problemi di carenza idrica, visto che il colle teatino si trova a 330 metri sul livello del mare. Due dei quattro ipogei di cui ci hanno aperto le porte sono fruibili grazie a visite guidate gratuite a cadenza mensile. Sono gli ipogei di porta Pescara, gestiti a titolo volontaristico dai ragazzi del Cars, che organizzano visite anche su prenotazione e quelli di proprietà della fondazione Carichieti, aperti gratuitamente ogni ultimo sabato del mese in collaborazione con lo Speleoclub. Questi ipogei si trovano nei sotterranei di palazzo De Mayo, sede della fondazione Carichieti. Qui, infatti, è stato ritrovato un tratto dell’antica via Tecta, galleria interrata conservata per soli 45 metri di lunghezza, da cui partono cunicoli, anch’essi percorribili, con uno sviluppo complessivo di 90 metri. Ma siamo andati anche in altri due ipogei non visitabili. Il primo è quello di largo dei Carbonari, splendido angolo del centro storico che affaccia sul teatro romano, anch’esso, però, non aperto al pubblico. Questo ipogeo, che in realtà ora non è più tutto sotterraneo, ma solo seminterrato, è di proprietà privata. Il proprietario, Luca Giampietro, ha acconsentito ad aprirci la porta . L’altro è quello di via Gizzi, cui si accede tramite un tombino nella sede stradale, che solo di recente i pompieri hanno provveduto nuovamente a svuotare dall’acqua.
Grazie a questa coincidenza siamo potuti entrare e abbiamo visitato questo spazio fantastico. A terra c’è ancora l’acqua, per camminare si devono utilizzare passerelle in legno. Questo perché la cisterna è stata costruita talmente bene dagli antichi teatini che, nonostante la botola di chiusura, assolve ancora alla sua funzione, quella di raccogliere e conservare l’acqua piovana.
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