Il 14enne arrestato: «Non l’ho pestato»

23 Dicembre 2020

Il ragazzo accusato dell’aggressione a D’Astolfo respinge le accuse: ero con mio cugino ma non c’entro con l’aggressione

LANCIANO . «Ero con mio cugino, ma non c’entro niente con l’aggressione. Ha fatto tutto da solo. Ho provato a fermarlo, ma non mi ha ascoltato». Si difende il 14enne accusato in concorso con due tredicenni, non imputabili, dell’aggressione a Giuseppe Pio D’Astolfo e all’amico e ora recluso in una comunità per minori. Ieri il ragazzo è comparso davanti al gip del Tribunale per i minorenni dell’Aquila, Roberto Ferrari, per l’interrogatorio di garanzia, in seguito al provvedimento restrittivo notificato venerdì scorso dai carabinieri di Lanciano. Assistito dall’avvocato Vincenzo Menicucci, l’adolescente ha risposto a qualche domanda del giudice. «Ha detto che non c’entra assolutamente niente con l’aggressione», riferisce il legale, «quella sera si trovava dietro l’ex stazione insieme al cugino e al fratello più piccolo, entrambi tredicenni. Durante tutta quanta la diatriba che c’è stata tra il cugino, D’Astolfo e l’amico di questi, A.G.B., non ha proferito parola, se non per dire al cugino, nel loro linguaggio, “Statti fermo con le mani”. Poi, vedendolo sempre più agitato, ha chiamato al telefono il fratello maggiore del tredicenne per dirgli quello che stava succedendo e per farlo intervenire. Questi poi non ha potuto perché non era nei paraggi».
Secondo le accuse, invece, il 14enne avrebbe incitato il cugino a colpire D’Astolfo, finito in coma a causa di un pugno alla tempia, e avrebbe a sua volta colpito l’amico A.G.B., 26 anni. Una ricostruzione confermata dal 26enne e dalla sua fidanzata, presente dietro l’ex stazione la notte tra il 17 e il 18 ottobre scorsi. Tra gli indagati, oltre ai tre minorenni, ci sono G.D.R., 30 anni, e P.D.R., 18, intervenuti in una seconda fase. «Ci sono testimoni oculari che smentiscono questa ricostruzione», sostiene l’avvocato Menicucci, «due ragazze minorenni dicono che il 14enne stava lì zitto e muto e che il tredicenne ha colpito sia D’Astolfo che l’amico. Lo stesso tredicenne ha ammesso, tre giorni dopo il fatto, di aver colpito entrambi e non poteva sapere cosa avrebbero detto i testimoni ai carabinieri. Eppure al ragazzo viene contestato il concorso in lesioni gravissime», sottolinea il legale, «mi sembra si sia voluto trovare il capro espiatorio in un ragazzino, l’unico imputabile, che non ha fatto niente, per giunta paventando, dopo 2 mesi, il pericolo di reiterazione del reato. Avrebbe avuto più senso allontanarlo da casa il 20 ottobre, il giorno dopo l’informativa dei carabinieri alla Procura minorile, piuttosto che ora, sotto le festività natalizie. Il mio assistito è un ragazzo che studia e non ha mai avuto problemi con la giustizia». L’avvocato ha chiesto la revoca della misura cautelare e in subordine la permanenza domiciliare. Il gip si è riservato di decidere nelle prossime ore.