Il 18enne aggredito torna a casa: «Vivete la vita, no alla violenza»

Dopo tre mesi e 22 giorni di riabilitazione, Giuseppe Pio riabbraccia la famiglia e lancia un appello ai ragazzi Ma il percorso di cura non è finito: «Dovrò andare in un altro istituto e lottare ancora per tornare in forma»
LANCIANO. Ha vissuto per tre mesi e 22 giorni da solo, in ospedale o in clinica, senza i suoi genitori. Ieri Giuseppe Pio D’Astolfo si è chiuso alle spalle il periodo più brutto della sua giovane vita riabbracciando mamma Paola e papà Giuseppe. Il diciottenne aggredito con un pugno dietro l’ex stazione Sangritana – era il 17 ottobre – ha lasciato l’istituto Santo Stefano di Porto Potenza Picena (Macerata), dove ha trascorso gli ultimi due mesi e mezzo tra sedute di fisioterapia e logopedia. I genitori e la sorella Sara, che anche a distanza gli sono stati sempre vicini, sono arrivati in auto da Lanciano per riportarlo a casa. «È un’emozione grandissima, erano quattro mesi che non ci vedevamo dal vivo e non ci toccavamo», dice Giuseppe Pio. Ad attenderlo fuori dalla clinica ci sono anche le telecamere della trasmissione tv “Storie italiane”, che mostrano in diretta su RaiUno i suoi passi fermi e sicuri mentre va incontro alla mamma. «Oggi ho partorito mio figlio per la seconda volta», dice Paola Iasci al culmine dell’emozione, «volevo che tutta Italia vedesse Giuseppe Pio che cammina».
Un’azione banale per i più quella di camminare, ma il giovane D’Astolfo ha dovuto metterci tutta la sua forza e la sua pazienza per tornare a mettere un piede davanti all’altro. Lo stesso ha fatto per ricominciare a parlare e a mangiare. Devastanti le conseguenze del pugno alla tempia che lo ha mandato in coma per un mese e che lo costringe ancora oggi a stare da solo in clinica.
Giuseppe Pio è tornato sì a Lanciano, ma non a casa con i genitori. Di ritorno dalla Marche solo una tappa veloce a salutare il cagnolino Zeus, poi di corsa in istituto, a Villa Giulia, dove dovrà fare un altro periodo di riabilitazione. Ma intanto assapora qualche ora di libertà con i suoi cari. «Senza la mia famiglia non ce l’avrei fatta», dice il diciottenne, «il cammino è lungo, ma ci godiamo i momenti insieme. Ripensare a quello che è successo è doloroso, ma mi è servito come lezione di vita. Ho sempre ragionato per aiutare gli altri, non ho mai ragionato con la violenza. La violenza porta solo altra violenza. Potevo non farcela», è consapevole Giuseppe Pio, «ma ho avuto un’altra chance, sono rinato con la forza di volontà».
Inevitabile non tornare alla sera del 17 ottobre scorso quando, dietro l’ex stazione Sangritana, un battibecco tra ragazzi lo ha portato a un soffio dal baratro. Per quell’aggressione i carabinieri hanno indagato cinque persone di etnia rom, di cui tre minorenni. «Non c’era nessuno motivo per darmi quel pugno», afferma Giuseppe Pio, «sono stato il primo a dire: “Andiamo a berci qualcosa insieme piuttosto che litigare per una stupidaggine”. Sono sempre stato uno che invece di andare alla lite metteva pace, non ho mai fatto del male a nessuno». Come risposta a questo suo atteggiamento conciliante, però, ha ricevuto un pugno alle spalle. «Non so chi mi ha colpito», ribadisce D’Astolfo, «ma ricordo la persona con cui ho affrontato la discussione, era alta come me. Parlavano nella loro lingua, incitavano a picchiare. Ho pagato le conseguenze di azioni di altri. Le feste passate da solo, in clinica, senza genitori. Non potevo vederli a causa del virus». Adesso che sta meglio anche i carabinieri di Lanciano, diretti dal maggiore Vincenzo Orlando, potranno ascoltare la sua versione dei fatti.
La famiglia D’Astolfo si aspetta giustizia per quello che il figlio sta passando. «Mi auguro che abbiano capito la gravità del loro gesto», dice la sorella Sara riferendosi agli aggressori, «che non si può scherzare con la vita delle persone. Mi auguro che queste cose non accadano più, che tutto questo serva per sensibilizzare le persone contro la violenza».
«Ai ragazzi della mia età dico di vivere la vita per quella che è, senza perdersi dietro cose stupide», parla Giuseppe Pio da vero ambasciatore contro il bullismo, «io per una stupidaggine mi sono trovato in questa brutta situazione. Vivete la vita per quella che è, vivete con i vostri genitori perché anche un giorno o mezzora fa la differenza».

