Il bar: il migrante cacciato era un venditore abusivo

11 Giugno 2019

LANCIANO . Si dissocia dall’accusa di razzismo il bar-pasticceria finito al centro dell’attenzione in città per un episodio raccontato dal professore e scrittore Remo Rapino in una lettera aperta al...

LANCIANO . Si dissocia dall’accusa di razzismo il bar-pasticceria finito al centro dell’attenzione in città per un episodio raccontato dal professore e scrittore Remo Rapino in una lettera aperta al sindaco Mario Pupillo.
Rapino, senza citare il nome del bar e per dare voce all’indignazione di atteggiamenti considerati razzisti, ha raccontato di aver invitato un ragazzo nigeriano semplicemente a bere un caffè e di aver ricevuto l’invito da un cameriere a farlo andare via perché dava fastidio. Il nome del bar è stato fatto sui social network. Di qui la replica dell’esercizio commerciale: «Quel ragazzo stava vendendo abusivamente nel nostro locale», si legge in un post pubblicato su Facebook, «nel quale vengono pagate le tasse e questo è già un motivo sufficiente per chiedergli di andarsene, ma ci sono stati anche dei clienti che si sono lamentati, cosa che accade spesso. Forse non è chiaro che le persone che vanno a sedersi in un locale e pagano la consumazione, non vogliono essere disturbate, o comunque vogliono semplicemente godersi in pace il loro caffè. In 26 anni di attività il nostro locale ha dato lavoro a rumeni, croati, polacchi, albanesi, argentini e brasiliani, come è possibile accusarci di razzismo?».
«Nel nostro locale non sono graditi venditori ambulanti abusivi di alcun tipo, non importa di che razza, colore o sesso siano. Sono ben accetti invece, tutti coloro che vogliano frequentare il bar nel rispetto degli altri clienti e di chi ci lavora, pagando, come fanno tutti».
E dalla parte dei titolari si schiera anche il presidente di Confesercenti, Mirco Spinelli: «No a condanne senza processo», spiega Spinelli, «come associazione di categoria sentiamo di dover ascoltare tutte le versioni e senza voler giudicare comprendiamo come per un esercente sia difficile gestire tutte le situazioni che possono venirsi a creare all’interno di un pubblico esercizio. È forse capitato quello che capita in tutti i locali: molti clienti non vogliono pressioni o disturbo durante una pausa e il titolare dell’attività deve garantire il massimo benessere a chi permette attraverso le consumazioni di pagare affitto, dipendenti e tasse per tutta la comunità», conclude il presidente Confesercenti. (d.d.l.)
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