Il barista scomparso Morto sotto la neve

Naccarella ha avuto un malore. Il corpo trovato dopo 9 giorni
di Rossano Orlando
GUARDIAGRELE
No . Diana, non disperarti adesso, anche se davanti al tuo Nicola sei passata almeno una decina di volte in questi interminabili giorni, lungo questa via scoscesa e tortuosa che a farla in salita fa scoppiare il cuore. Era lì a un passo da te, tuo marito, con la mano destra protesa verso la strada, quasi a volerti toccare per chiedere il tuo aiuto o ad accennarti l'ultimo saluto. Ma non potevi sapere che, sotto un metro di neve, era sepolto quel compagno che un anno e mezzo fa ti ha regalato la gioia di diventare mamma di Stefania e Cristina, le gemelline più paciocche del paese.
No, Diana, non prendertela nemmeno con il cane Buc che, tornato a casa da solo e di corsa dopo avere percorso almeno un chilometro immerso nella coltre bianca, forse voleva avvisarti del malore di Nicola ma al quale non è stato dato il giusto peso perché tuo marito restava da solo anche alcuni giorni nella casetta di campagna.
Pensa alle gemelline adesso, che nell'abitazione di via Paolo Urbino fanno il gesto della pappa buona con gli indici che girano a metà sulle guance di un rosa tenue. Quello stesso babbo che prima di dire alla famiglia che sarebbe andato ad accudire gli animali nell'altra casa di contrada Colle Luna in quel maledetto pomeriggio della vigilia dell'Epifania, era tornato dalle sue due testoline colorate di riccoletti biondi chiudendo apposta il bar di piazza Garibaldi per sorprenderle con i regali della befana. E' stato, quello, l'ultimo sorriso di Nicola Naccarella, 55 anni, alle figliolette e alla moglie.
Il corpo senza vita del barista di Guardiagrele scomparso da nove giorni, è stato trovato ieri, poco prima delle 11, da Marica, volontaria della protezione civile Ana di Pretoro coordinata della prefettura, durante le ricerche che avevano ripreso vigore impetuosamente approfittando della splendida giornata di sole.
Nella casa di campagna dove Nicola teneva cavallo, caprette e gallinelle, erano arrivati presto i carabinieri con il fratello Giuseppe e altri parenti. Proprio Giuseppe ha cominciato a spalare la neve a più non posso davanti alla stalla, sciogliendo le briglie a quel pezzato che ha preso a galoppare senza freni nel recinto come per annunciare la sua disperazione. Tutti cercavano qualche indizio su Nicola.
Quando nella zona sono arrivati anche i vigili del fuoco, ai carabinieri è giunta la chiamata che quattro tornanti più sopra, sotto un cumulo di neve e ghiaccio, c'era il corpo di un uomo a pancia in giù, a un metro dalla carreggiata, poco prima della scarpata, dal lato di chi sale da Colle Luna e vuole raggiungere via Orientale. Non poteva essere che lui: proprio in quel punto Nicola Naccarella ha trovato la morte. Colto da malore mentre tornava dai suoi. Probabilmente la sera stessa della vigilia dell'Epifania: quel giorno fin dall'alba aveva cominciato a nevicare di brutto e col passare delle ore l'intensità del maltempo aveva avvolto di coltre bianca strade e case.
La salma, dopo una prima ispezione eseguita sul ciglio della strada dal medico legale Annamaria Berardinelli, è stata trasferita nel pomeriggio nell'obitorio dell'ospedale di Chieti per ulteriori accertamenti che hanno attribuito il decesso a un malore, probabilmente alle conseguenze di una congestione.
Nicola aveva indosso un giubbone da neve e la tuta da sci. Intatti gli abiti: nessun segno di ferite riconducibili ad aggressioni o altro. Solo tanto vomito intorno al volto. La salma era a contatto con terra e fango, segno che il malore lo aveva colto quando al suolo c'erano pochi centimetri di neve sciolti poi dall'ultimo calore del corpo.
E su quel terreno Nicola è rimasto per nove interminabili giorni senza che nessuno se ne accorgesse: il telefonino spento, la coltre bianca che ha toccato anche il metro e mezzo, lo spazzaneve che pure è uscito svariate volte per creare varchi sotto le bufere, il saliscendi di auto dei residenti, il viavai di forze dell'ordine e volontari, i passaggi a piedi di Diana e Giuseppe. E di Buc che del suo padrone non è riuscito ad annusare più nulla coperto in quel modo lì sotto.
Fino a quando la giovane volontaria della protezione civile non ha scoperto un gomito della giubba spuntato grazie alla pioggia caduta venerdì.
Per l’inquirente e gli investigatori, con le indagini coordinate dal sostituto procuratore, Giuseppe Falasca e dal comandante della Compagnia dei carabinieri di Chieti, il maggiore Federico Fazio, il caso è praticamente chiuso. In serata la salma è stata riconsegnata ai familiari.
Qualcuno, intanto, mentre passa davanti al bar dei Pini si fa il segno della croce. Nicola non c'è più. Tocca a Diana prendere il suo posto raccontando per ora a Stefania e Cristina che "C'era una volta una befana-papà...".
©RIPRODUZIONE RISERVATA

