Il Braille? Va insegnato anche a chi vede

Incontro al liceo Gonzaga con il professor Piscitelli: è un metodo universale che abbatte le barriere
CHIETI. "L'importanza del Braille per il disabile visivo" è il tema dell’incontro affrontato lunedì scorso al Liceo "I.Gonzaga".
I lavori sono stati aperti dalla preside Annunziata Gabriella Orlando che ha sottolineare come sia importante accostarsi a questi argomenti soprattutto in un Liceo delle Scienze Umane che studia in particolare l'uomo nella sua interezza quindi dal punto di vista sociologico, antropologico e psicologico. Subito dopo ha preso la la parola il professor Pietro Piscitelli (presidente della Biblioteca Italian per i Ciechi "R.Margherita" di Monza) il quale ha fatto un breve excursus sulla figura di Louis Braille, l'inventor del metodo Braille di letto-scrittura. Braille cieco già all'età di cinque anni inventò questo codice basato su dei puntini a rilievo che permette ai ciechi di leggere e scrivere. La Francia non riconobbe subito questa invenzione fatta a metà Ottocento dal francese Braille e si dovettè arrivare al 1952 quando il metodo fu riconosciuto dall'Unesco. Piscitelli ha sottolineato come il Braille abbia dato la possibilità di leggere e scrivere a tutti i ciechi del mondo e quindi abbia permesso di accedere alla cultura senza la quale «nessuno può affermare se stesso». Il messaggio della giornata nazionale del Braille ha aggiunto Piscitelli «è che si può fare di più perché tutti i cittadini siano alla pari in una scuola detta appunto delle pari opportunità. Bisognerebbe insegnare il Braille a scuola sin dalle elementari perché la vista è un bene prezioso che però si può perdere nel corso della vita». Poi ha preso la parola Marisa Giangiulio, responsabile del Centro Consulenza Tiflodidattica di Chieti, che ha fatto una panoramica sull'utilizzo del braille e sugli strumenti tiflodidattici sottolineando l'importanza per Chieti dell'esistenza della Biblioteca per Ciechi ed ipovedenti, sede distaccata di quella di Monza. Le conclusioni sono state affidate al presidente dell'Unione Ciechi, Antonio Santone. «Le innovazioni permettono al cieco di fare tutto o quasi» ha detto sottolineando poi « l'importanza della prevenzione in quanto la vista è un bene prezioso e l'occhio è un organo delicato che se si ammala difficilmente può guarire».
Importante per Santone anche la conoscenza del Braille «che nonostante viviamo nell'era del digitale non può comunque essere sostitutio dagli strumenti informatici». L’incontro si è concluso con un dibattito al quale hanno partecipato le studentesse. (y.f.)

