Il capo della polizia in città per ricordare Manganelli

Vasto. Tante autorità all’intitolazione di un piazzale dedicato al prefetto morto Gabrielli lo esalta: «Si distingueva dagli altri, è stato un fine investigatore»
VASTO . Sono passati sette anni dalla scomparsa del prefetto Antonio Manganelli, capo della Polizia dal 2007 e deceduto, ancora in carica, il 20 marzo 2013. Ieri Vasto in suo ricordo ha intitolato al funzionario un piazzale, proprio davanti alla chiesa di San Michele, patrono della polizia di Stato e della città. Alla cerimonia, celebrata nel pomeriggio alla presenza della vedova, Adriana Piancastelli hanno partecipato il capo della polizia, Franco Gabrielli, il questore di Chieti, Ruggiero Borzacchiello, il prefetto Armando Forgione, monsignor Bruno Forte e tantissime autorità civili e militari. Dopo il saluto del sindaco Francesco Menna che ha letto il messaggio di gratitudine del ministro Luciana Lamorgese alla polizia, ha preso la parola il prefetto Alessandro Valeri. Nel suo ricordo come in quello dell’attuale prefetto Forgione è scaturita l’immagine di un maestro di vita che ha saputo trasmettere a tutti gli uomini che ha avuto accanto i principi della prevenzione e della sicurezza partecipata. «È stato un docente», ha detto Valeri, «che metteva tutti a proprio agio». Sensazione condivisa da Michele Paternoster, presidente nazionale dell’associazione polizia di Stato a cui Manganelli teneva moltissimo.
Commovente l’intervento di Adriana Piancastelli Manganelli. «Grazie a San Michele che ci permette questo momento e al suo vice in terra, monsignor Bruno Forte. Mio marito è stato un uomo con il sorriso ma sempre deciso nelle sue scelte. Alessandro Valeri è stato al suo fianco fino all’ultimo. Grazie a lui e grazie a chi ha voluto rendere eterno il ricordo di mio marito in questa città che tanto amava». Commosso il prefetto Forgione quando ha ricordato gli insegnamenti di Manganelli. «È singolare che sia stato io a dare l’autorizzazione a intitolare questo piazzale a lui», ha detto il prefetto di Chieti. «Manganelli era per me un esempio, un grande psicologo che ha fatto della disciplina del rugby, di cui io sono presidente per le Fiamme Oro, una regola di vita. Ognuno nella diversità deve arrivare alla meta. È stato l’uomo che ha favorito i rapporti con le altre forze dell’ordine e che riusciva a trarre da ognuno il meglio».
L’ultimo intervento, prima della benedizione del monumento e della targa di intitolazione del piazzale, è stato quello del capo della polizia Gabrielli che ha voluto ricordare tanti altri eroi della polizia che non ci sono più. «Sotto le divise», ha detto, «ci sono uomini e donne che hanno deciso di servire il Paese per il suo bene. Grazie a Manganelli che mi ha accompagnato fino a qui. La sua grande capacità intellettiva lo distingueva da tutti. È stato un fine investigatore. Una persona di grande umanità ma affatto tenera. Si arrabbiava quando mi vedeva esternare, ma io esterno ancora». Tutte le autorità e le forze dell’ordine, sull’attenti, hanno poi assistito alla benedizione di monsignor Forte accompagnata dal suono della fanfara. Prima di andare via tutti i presenti hanno voluto ammirare dal belvedere di San Michele, il golfo di Vasto, dove la vedova di Antonio Manganelli ha promesso che continuerà a venire.
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