Il cappellano dell’ospedale: nei reparti si sentiva il bisogno di Dio

9 Settembre 2020

«Il momento era drammatico, certo, ma per me è stata una bella esperienza, un’immersione nei tempi gloriosi di San Camillo e dei suoi compagni in cui, quando scoppiava un’epidemia, facevano a gara...

«Il momento era drammatico, certo, ma per me è stata una bella esperienza, un’immersione nei tempi gloriosi di San Camillo e dei suoi compagni in cui, quando scoppiava un’epidemia, facevano a gara per essere scelti e mandati perché avevano la certezza di morire. E chi muore per salvare un malato ha il paradiso assicurato». Parole toccanti, quelle di padre Renato Salvatore, cappellano del policlinico di Chieti che, nel convegno diocesano “La sfida della pandemia: quale lettura di fede?” ha portato la sua esperienza di camilliano vissuta nei reparti del Santissima Annunziata durante le fasi più acute del Covid-19. «La cappella è rimasta aperta dalle 6 alle 22 perché in tanti avevano bisogno di rivolgersi a Dio»,dice padre Renato. «Nei reparti si avvertiva il senso di famiglia e di vicinanza e di essere persone di ascolto. In ospedale c’è fame e sete di spiritualità perché le persone cercano risposte agli interrogativi, soprattutto se toccate duramente dalla malattia».