Il caso Pellegrini s’infiamma «Regione inadempiente»

7 Agosto 2016

Acerbo di Rifondazione, promotore della legge approvata dal centrodestra, attacca la giunta D’Alfonso: in questi anni non ha fatto nulla per aiutare i malati

CHIETI. Approvata nel 2014 da un’amministrazione regionale di centrodestra, ma dimenticata dalla successiva giunta di centrosinistra, che avrebbe dovuto solo attuarla. Se l’avesse fatto, la legge sulla cannabis a scopo terapeutico avrebbe risparmiato a Fabrizio Pellegrini, l’artista teatino finito in carcere per coltivazione di marijuana che usa per curarsi, i quasi due mesi di reclusione, in preda a forti dolori a causa della sua fibromialgia, finché il suo caso non è passato in mano agli avvocati radicali Vincenzo Di Nanna e Giuseppe Rossodivita, che in sole tre settimane lo hanno tirato fuori dal carcere.

Il promotore di quella legge regionale, l’ex consigliere di Rifondazione Maurizio Acerbo, torna a chiedere, come ha continuato a fare in questi anni, la piena attuazione della legge, allora all’avanguardia e, infatti, subito copiata da altre Regioni, che ora sono arrivate persino ad avviare la coltivazione di cannabis. È il caso della Toscana, mentre l’Abruzzo è rimasto al palo. Nonostante le promesse dell’assessore regionale alla Sanità, Silvio Paolucci, che a febbraio 2015 annunciava «a breve» l’attuazione alla legge, che poi vuol dire più o meno ordinare alle Asl di assicurare gratuitamente a chi ne ha bisogno, come Pellegrini, il farmaco a base di cannabinoidi. Pellegrini ne aveva fatto richiesta nel 2010 alla Asl di Chieti, ma l’azienda ha risposto che avrebbe dovuto pagarselo da solo. Non avendone la possibilità economica, ha ripiegare sulla coltivazione domestica.

Sui ritardi della Regione nell’attuare la legge si sono concentrate le forze congiunte di Acerbo e Di Nanna, segretario di Amnistia Giustizia e Libertà Abruzzi. I quali hanno ipotizzato la possibilità di un esposto per violazione dell’assistenza sanitaria, sancita dal diritto alla salute tutelato dall’articolo 32 della Costituzione, e anche per danno erariale. In particolare, assicurare il farmaco a base di cannabis avrebbe permesso di risparmiare risorse economiche rispetto all’utilizzo di farmaci sostitutivi (che, nel caso di Pellegrini, non potevano comunque essere assunti, essendo lui intollerante). E se poi l’Abruzzo, com’è accaduto per la Toscana, fosse arrivato alla coltivazione della cannabis, i costi si sarebbero abbattuti quasi del tutto. «Ancora una volta la Regione facile e veloce di Luciano D’Alfonso ha mostrato il suo vero volto, di lentezza e difficoltà. Ma di tutto questo», afferma Acerbo, «abbiamo intenzione di chiedere il conto a quest’amministrazione regionale che calpesta i diritti umani fondamentali, come quello alla salute».

«Una Regione che viola le sue stesse leggi», chiosa Di Nanna, «com’ è capitato anche nel caso della nomina del garante dei detenuti». (a.i.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA