Il Cda targato Pescara debutta con le dimissioni di Costantini

11 Novembre 2016

CHIETI. Il primo cda “targato Pescara” si è riunito ieri all’università d’Annunzio. Nonostante le sollevazioni da parte teatina, il consiglio d’amministrazione dell’ateneo, organo centrale della...

CHIETI. Il primo cda “targato Pescara” si è riunito ieri all’università d’Annunzio. Nonostante le sollevazioni da parte teatina, il consiglio d’amministrazione dell’ateneo, organo centrale della struttura universitaria, si è presentato immutato ieri alla sua prima riunione ufficiale.

I nuovi consiglieri d’amministrazione (Stefano Civitarese Matteucci, Tonio Di Battista, Enzo Fimiani, Riccardo Palumbo, Luca Tommasi, Luigi Bonetti, Enrico Marramiero e Gianluca Nardone) insieme ai due rappresentanti degli studenti che sono rimasti invece gli stessi (Alessio Di Lanzo e Nicola D’Ambrosio) si sono messi subito al lavoro.

A causa delle contestazioni del precedente cda erano state lasciate indietro alcune questioni inerenti la vita dell’ateneo, come la ratifica delle dimissioni di uno dei componenti del vecchio cda. L’organo ha così preso atto delle dimissioni della professoressa Cristina Caroli Costantini. La docente aveva deciso di lasciare l’incarico a fine settembre scorso con una durissima lettera scritta al rettore Carmine Di Ilio: «Unitamente ai colleghi Bianchini, Capasso, Ercole e Vanzi, ti avevo avanzato in data 16-9-2016 la richiesta di inserimento all’ordine del giorno del consiglio di amministrazione di due punti: iter, stato ed esito del procedimento disciplinare a carico del direttore generale; approvazione, da parte del consiglio d’amministrazione, del contratto di lavoro del direttore generale».

Si tratta del famoso procedimento disciplinare che Di Ilio disse che avrebbe aperto a gennaio scorso nei confronti del suo direttore generale Filippo Del Vecchio. «Con la tua lettera del 21-9-2016», continua la professoressa, «ci hai comunicato che non avresti sottoposto i due punti suddetti alla discussione del consiglio d’amministrazione. A mio avviso ciò viola l’articolo 26, comma 3, del nostro Regolamento generale di ateneo, cioè una prerogativa essenziale dei consiglieri di amministrazione, e non ritengo quindi in queste condizioni di poter continuare a ricoprire il mio ruolo di consigliere». (a.i.)