Il Centro Dafne chiede i danni: «Risarcimento simbolico»

LANCIANO. «Capire cosa è successo alla loro madre quel 15 luglio 2022 nel garage della villa dei loro genitori e partecipare in prima persona al processo in Corte di Assise perché sia accertata...
LANCIANO. «Capire cosa è successo alla loro madre quel 15 luglio 2022 nel garage della villa dei loro genitori e partecipare in prima persona al processo in Corte di Assise perché sia accertata definitivamente la verità dei fatti». È l’avvocato Elisabetta Merlino a spiegare cosa ha spinto i 5 figli della coppia Di Nunzio-D’Eliseo che lei rappresenta, a costituirsi parte civile nel processo che vede il padre Aldo Rodolfo Di Nunzio, imputato, accusato di aver ucciso la loro mamma, Annamaria D’Eliseo. Un processo doloroso che hanno scelto di seguire per fare chiarezza. Accanto a loro anche l’associazione di tutela delle donne vittime di violenza, Dafne onlus, rappresentata dall’avvocato Pina Benedetti, si è costituita parte civile chiedendo simbolicamente la somma di mille euro come risarcimento. Quest’ultima costituzione è stata contestata dall’avvocato Alberto Paone che con la collega Silvia De Santis rappresenta Di Nunzio, «perché l’associazione non avrebbe un interesse diretto nel processo». La Corte ha invece ritenuto l’associazione portatrice di interesse e l’ha ammessa come parte civile assieme ai 5 figli della coppia. (t.d.r.)
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