Il centrodestra congela la crisi: tutto rinviato su Fiera e rimpasto

29 Novembre 2023

Bocciata la mozione della minoranza che chiedeva la nomina del nuovo presidente alla guida dell’ente I fuoriusciti della Lega ufficializzano il gruppo misto con tre consiglieri, ma non cambiano le deleghe

LANCIANO. Si è arenato per oltre due ore sulla mozione della minoranza per la nuova nomina del presidente di Lancianofiera il consiglio comunale di lunedì sera. Un epilogo che era quasi scontato date le settimane di empasse politico che sta vivendo l’amministrazione di centrodestra guidata dal sindaco Filippo Paolini, in vista e per colpa delle regionali. E a metà dell’assise civica i lavori hanno dovuto procedere senza la presenza della minoranza che ha lasciato l’aula in disaccordo con la linea intrapresa dalla maggioranza. La presidenza “vacante” dell’ente fieristico, dopo le dimissioni del presidente Donato Di Campli, candidato al consiglio regionale con la Lega, è stata solo la scintilla di una situazione che brucia da mesi. Di Campli aveva voluto lasciare la presidenza dell’ente «per senso di responsabilità», in riferimento alla norma regionale 51 del 2004 che classifica come ineleggibili «amministratori e dirigenti con funzioni di rappresentanza di ente o azienda dipendente dalla Regione».
LA MOZIONE
Non si è fatta attendere la mozione a firma di tutta l’opposizione che ha richiamato il sindaco Paolini al rispetto del regolamento per la nomina dei rappresentanti del Comune in altri enti. Il primo cittadino ha 30 giorni di tempo per nominare il presidente. Ma lo scontro si è consumato su un aspetto tecnico, subito evidenziato dal primo cittadino, ovvero che l’amministrazione non fosse ancora a conoscenza delle intenzioni di Di Campli, se si fosse dimesso da consigliere oppure dal consiglio di amministrazione di Lancianofiera. Per chiarire la spinosa questione, che fin dalla scelta di Di Campli, arrivata 315 giorni dopo l’insediamento della nuova amministrazione, ha evidenziato la spaccatura tra Lega e Fratelli d’Italia, è stata chiesta una sospensione dei lavori del consiglio per una riunione di maggioranza durata circa 20 minuti. L’orientamento imbroccato dalla maggioranza è stato quindi quello di bocciare la mozione e non rinviarla come richiesto dall’opposizione.
LA MINORANZA
«Sono venute a galla in maniera lampante le negligenze e le contraddizioni del sindaco Paolini», scrivono i consiglieri Rita Aruffo, Dora Bendotti, Davide Caporale, Piero Cotellessa, Sergio Furia, Lorenzo Galati, Leo Marongiu, Marusca Miscia e Giacinto Verna, «la minoranza ha chiesto chiarezza, ma a 18 giorni dalle dimissioni presentate, il sindaco Paolini non ha inteso approfondire la questione, nemmeno dopo la presentazione formale della mozione dell’opposizione protocollata il 20 novembre e nemmeno rispetto al cda della Fiera che si è tenuto il 17 novembre. La città è stanca del solito “tirare a campare” del sindaco che si è mosso nella speranza che nessuno facesse luce sulla faccenda. Invece la minoranza rimane fedele al proprio compito di controllo e contributo in aula consiliare. Il dibattito in aula ha evidenziato le difficoltà di una maggioranza spaccata e confusa, costretta a chiedere una sospensione dei lavori d’aula, per la prima volta in questa consiliatura, per approfondire».
IL GRUPPO MISTO
E si è costituito formalmente il gruppo misto senza che il primo cittadino sciogliesse il nodo delle dimissioni del vice sindaco e pluriassessore Danilo Ranieri, come richiesto da alcuni gruppi ed esponenti della maggioranza. La nuova compagine è costituita dai consiglieri Dalila Di Loreto, Giuseppe Luciani e Michele La Scala, nominato capogruppo. I tre appoggiano l’assessore ex Lega Ranieri. Il partito di Salvini resta invece con un solo consigliere e capogruppo, Paola Memmo e l’assessora alle Politiche sociali Cinzia Amoroso.
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