Il commercio è al collasso: «Aiutateci»

Ortona. Grido d’allarme dei titolari di attività sul territorio, in 250 firmano un documento da sottoporre alle autorità
ORTONA. «L’emergenza coronavirus ha completamente collassato un sistema già falcidiato dalle vicende negative degli ultimi anni. I negozi chiusi, le partite Iva impossibilitate a lavorare per il blocco delle attività che sono anche collegate fra di loro, la domanda azzerata poiché gli utenti sono costretti alla permanenza forzata domiciliare, stanno rendendo impossibile la sopravvivenza stessa delle attività». È l’allarme lanciato dai commercianti, circa 200 di Ortona e una cinquantina dagli altri Comuni della Marucina – Arielli, Poggiofiorito e Orsogna –, che hanno sottoscritto un documento da inviare a tutte le autorità regionali e nazionali, i sindacati e i rappresentanti parlamentari del territorio affinché non siano lasciati soli nelle difficoltà.
L’iniziativa è stata lanciata da Franco Musa, ex consigliere comunale di Ortona e titolare di un ristorante. «Le decisioni assunte nel primo decreto Cura Italia sono un pannicello caldo, non chiariscono come agire nell’immediato e, soprattutto, come programmare la ripartenza», dicono i commercianti. «La crisi di liquidità è già alle porte delle nostre piccole aziende che dovranno far fronte alla sussistenza delle famiglie e al pagamento delle utenze, degli affitti, dei dipendenti, delle tasse comunali, regionali, nazionali, e, in ultimo, alle merci acquistate che sono ormai scadute nel caso di beni da somministrazione, o invendute per le altre categorie merceologiche». Gli esercenti affermano di aver bisogno di «misure precise per programmare la ripartenza, che potrà avvenire solo se gli interventi che ci riguardano saranno semplici, diretti e adeguati».
Ed allora per quel che riguarda le utenze si aspettano che l'autorità nazionale di energia si pronunci con chiarezza e immediatezza sulla dilazione delle bollette relative al periodo di chiusura: «In alternativa le istituzioni dovranno farsi carico presso le società di gestione per lo slittamento e la dilazione dei pagamenti». Per la Tari, invece, la proposta è la dilazione del pagamento con una detrazione rispetto al periodo di chiusura. Chiedono inoltre la sospensione delle tasse degli oneri contributivi, delle tasse regionali e sgravi contribuitivi nell’anno in corso per chi non licenzia i propri addetti. Per la crisi di liquidità, poi, «la nostra idea è una misura regionale simile al microcredito, già adottata dalla Regione e perfettamente funzionante, che consenta una iniezione immediata di liquidità per far fronte alle necessità impellenti, non sottoposta alle solite logiche del sistema bancario che ha difficoltà anche nella concessione di piccoli crediti», aggiungono i commercianti.
«Le nostre proposte non sono il ricorso a forme di assistenzialismo a cui non abbiamo mai aspirato», concludono, «ma la richiesta di una categoria che, oltre al pericolo concreto di sprofondare in una emergenza sociale, vorrebbe continuare a dare il proprio apporto al Pil del Paese, alla vita delle nostre comunità e al sostentamento e alla dignità delle nostre famiglie».
©RIPRODUZIONE RISERVATA

