Il Comune chiede la rivoluzione: settimana corta in tutte le scuole

Mobilità in crisi con il centro occupato dalle giostre a settembre: incontro con istituti e ditte dei bus Appello per uniformare gli orari: «È la soluzione migliore per organizzare al meglio i flussi di traffico»
LANCIANO. Gli istituti superiori lancianesi sono frequentati per oltre il 60% da studenti pendolari. Un dato che porta l’amministrazione comunale a una seria riflessione, da condividere con le istituzioni sovraordinate di Provincia e Regione, su una futura riprogrammazione delle sedi, della rete viaria e delle rotte del servizio del trasporto pubblico. Da anni la città sconta infatti, oltre a una denatalità che sta diventando ormai cronica, anche un serio problema dal punto di vista della viabilità. Decine di autobus extraurbani si concentrano in un’autostazione non ancora terminata e, nel periodo delle feste patronali e della riapertura delle scuole, in pochi spazi, spesso decentrati, scomodi per utenti, autisti e automobilisti.
Di qui la riunione convocata ieri a Palazzo di città dall’assessore all’Istruzione, Angelo Palmieri, con i principali vettori del trasporto pubblico per arrivare ad appianare le criticità dell’avvio dell’anno scolastico. I nodi vengono subito al pettine. I vettori devono dividersi tra aperture scaglionate (il De Titta-Fermi ad esempio ha riaperto ieri in anticipo su tutti gli altri), istituti che fanno scuola sei giorni a settimana (Da Vinci-De Giorgio e liceo classico) e il resto delle scuole superiori che fa la cosiddetta settimana corta. Uno spacchettamento di corse, fermate, orari che da anni complica la vita delle aziende di trasporto. Capita quindi ad esempio anche che una corsa extraurbana del sabato porti, da Civitaluparella a Lanciano, una sola studentessa. Ma sul fronte degli orari e delle ore scolastiche cittadine tutto è rimasto fermo alla programmazione dello scorso anno.
«Il liceo scientifico ha fatto uno sforzo che abbiamo apprezzato», riferisce l'assessore Palmieri, «riducendo i rientri pomeridiani da due a uno, ma anche se il monte ore va adattato a quello dei docenti, dobbiamo cominciare a pensare diversamente e cercare di seguire l’esempio di Teramo, dove si è raggiunto l’accordo tra tutte le scuole superiori cittadine per fare la settimana corta. Una soluzione simile comporterebbe un enorme risparmio economico per le finanze pubbliche e ci sarebbe una pianificazione più organica e funzionale per i Comuni. In questo modo si possono organizzare i flussi, la città potrebbe prepararsi ad attivare i servizi adatti agli studenti e non ci sarebbero sprechi, né di tempo né di soldi, oltre il fatto che la viabilità ne gioverebbe tantissimo».
Di qui l’impegno di rivedersi in Comune a gennaio per cercare di raggiungere un accordo. «I dirigenti possono farsi tramite con la Regione per arrivare a una soluzione come quella di Teramo», conclude Palmieri, «da parte nostra avranno tutto il sostegno per arrivare a una intesa che possa giovare a tutti».
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