Il Comune fa causa al Governo «Deve darci 5 milioni di euro»

I lavori per il tribunale innescano un braccio di ferro senza precedenti: ricorso al Capo dello Stato Di Primio impugna il decreto Renzi-Gentiloni che taglia i fondi: bilancio in crisi per le somme negate
CHIETI. Il Comune di Chieti con i conti in rosso fa causa al governo. Una delibera di 6 pagine segna l’inizio di una prova di forza senza precedenti che oppone l’amministrazione Di Primio e il ministero della Giustizia. Nei conti per i lavori al tribunale, mancano più di 5 milioni di euro e il sindaco Umberto Di Primio si appella al presidente della Repubblica Sergio Mattarella impugnando un decreto ideato dall’ex presidente del consiglio Matteo Renzi e messo in pratica dal premier Paolo Gentiloni. Un taglio netto che, per il Comune, significa dire addio a 5.228.007,39 euro. «Se avessi quei 5 milioni», dice il sindaco, «farei i lavori urgenti alle scuole della città, la messa in sicurezza straordinaria del territorio, anticiperei anche i lavori alle frane di Santa Maria Calvona e via Modesto della Porta. E potrei fare anche tante altre cose. Ma questi soldi non ci sono e chissà se arriveranno».
Il contenzioso riguarda le spese sostenute dal Comune per il tribunale, tra il 2011 e la fine del 2015: secondo l’amministrazione, il Comune ha speso oltre 7,2 milioni e ne ha ricevuti dallo Stato solo 1,9. Il saldo negativo è appunto di 5,2 milioni che, ora, mancano all’appello. Di Primio lo chiama «furto di Stato, legalizzato con una leggina fatta apposta, la classica legge bastone e carota: da un lato ci hanno fatto credere che i Comuni sarebbero stati sollevati dal pagamento delle spese per i tribunali a partire dal 31 agosto 2015 con il passaggio di competenze delle sedi al ministero della Giustizia, mentre dall’altro lato che ci hanno fregato perché lo Stato non vuole ridarci più indietro le spese già sostenute in passato».
Anziché saldare tutti i conti, la legge contestata dal Comune di Chieti si fa uno sconto e prevede un «contributo definitivo» di 1,6 milioni ma solo in caso di rinuncia ad azioni legali. Ma per Di Primio e la sua giunta questa condizione «risulta nulla, palesemente illegittima e contraria alla Costituzione»: «È pacifico in giurisprudenza che la pubblica amministrazione non possa unilateralmente pretendere dal destinatario del provvedimento, in via preliminare e quale condizione per l’emanazione di un determinato atto, la rinuncia al diritto alla tutela giurisdizionale», recita la delibera 401 che dà il via allo scontro giudiziario. La giunta ha affidato agli avvocati del Comune, Patrizia Tracanna e Marco Morgione, l’incarico di proporre un ricorso al Capo dello Stato «affinché sia dichiarata l’illegittimità delle previsioni che riducono a meno del 50% la copertura delle spese sostenute dai Comuni in palese violazione del dettato costituzionale».
«Grazie alla collaborazione con il presidente del tribunale Geremia Spiniello», dice il sindaco, «abbiamo eliminato tante spese inutili ma i costi restano e la voce più rilevante è sempre legata agli immobili. Ora, però, il problema riguarda anche il bilancio del Comune: dobbiamo inserire 5 milioni di residui attivi ma si tratta di somme che, forse, non vedremo mai».
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