Il Comune fa causa al governo per 5 milioni

4 Maggio 2019

I fondi negati per la ristrutturazione del tribunale: Di Primio contro Conte Contestati i tagli dei finanziamenti: ora sarà il Tar del Lazio a decidere

CHIETI. Il Comune di Chieti contro il governo per oltre 5 milioni di finanziamenti mai arrivati. Il sindaco Umberto Di Primio fa causa al presidente del Consiglio Giuseppe Conte e ai ministri Salvini (Interno), Tria (Economia) e Bonafede (Giustizia). Sarà il Tar del Lazio, adesso, a dire se l’amministrazione Di Primio ha diritto a 5,2 milioni di euro dallo Stato per i lavori eseguiti al tribunale oppure se i tagli del governo – introdotti da Renzi, ribaditi da Gentiloni e mai revocati da Conte – sono legittimi.
Il contenzioso riguarda le spese sostenute dal Comune, tra il 2011 e la fine del 2015, per la ristrutturazione del tribunale lesionato dal terremoto del 2009: secondo l’amministrazione, il Comune ha speso oltre 7,2 milioni ma ne ha ricevuti dallo Stato solo 1,9. Il saldo negativo è appunto di 5,2 milioni che, ora, mancano all’appello. Soldi che fanno la differenza nelle casse disastrate del Comune, costretto a tagliare i servizi e ad aumentare le tariffe, come è accaduto per la Tari, gli asili nido, gli impianti sportivi, le pubblicità e i diritti di segreteria.
Contro la legge che aveva ripartito i fondi ai Comuni, nel 2017, Di Primio ha fatto ricorso al Capo dello Stato: la presidenza del Consiglio dei ministri e i ministeri dell’Interno, dell’Economia e della Giustizia hanno chiesto che il ricorso del Comune fosse deciso in sede giurisdizionale. Ma il Tar del Lazio ha dichiarato «inammissibile» quel ricorso per un presunto errore di procedura: secondo il Tar, il Comune avrebbe presentato «un atto di costituzione in giudizio riassuntivo del ricorso» senza notificare il ricorso integrale. Un errore che, per il Consiglio di Stato chiamato poi in causa dal Comune, non è stato affatto commesso: «Il Comune di Chieti ha dato puntuale applicazione alle disposizioni», recita la sentenza che, ora, ordina al Tar del Lazio di pronunciarsi nel merito dei tagli. Il caso non è chiuso e Di Primio può spera ancora che arrivino quei 5 milioni salva-Comune.
La legge contestata dall’amministrazione aveva introdotto uno “sconto”: prevede un «contributo definitivo» di 1,6 milioni per il Comune ma solo in caso di rinuncia ad azioni legali. Per Di Primio e la sua giunta, questa condizione sarebbe «nulla, palesemente illegittima e contraria alla Costituzione»: «È pacifico in giurisprudenza che la pubblica amministrazione non possa unilateralmente pretendere dal destinatario del provvedimento, in via preliminare e quale condizione per l’emanazione di un determinato atto, la rinuncia al diritto alla tutela giurisdizionale», recita la delibera 401 che dà il via allo scontro giudiziario. L’obiettivo del Comune è che «sia dichiarata l’illegittimità delle previsioni che riducono a meno del 50% la copertura delle spese sostenute dai Comuni in palese violazione del dettato costituzionale».
L’amministrazione è assistita dagli avvocati del Comune, Patrizia Tracanna e Marco Morgione.
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