«Il Comune non paga, siamo in ginocchio»

25 Marzo 2016

L’imprenditore Marcucci di Torrevecchia si sfoga: io devo riscuotere 1.560 euro, tanti miei colleghi sono in difficoltà

CHIETI. Un'ingiunzione di pagamento al Comune per ottenere mille e 560 euro di lavori eseguiti per conto dell'ente oltre un anno fa con una parcella fatturata ma mai onorata. Porta la firma dello studio legale Morrone di Pescara per conto di Rinaldo Marcucci, imprenditore e titolare della ditta individuale "Marcucci Impianti Elettrici". L'azione legale potrebbe essere la prima di una lunga serie considerando che nell'ufficio ragioneria di palazzo d'Achille giacciono, da mesi, centinaia di pratiche di pagamento a favore di decine di ditte teatine e del circondario.

«Di sicuro- afferma Marcucci» non lavorerò mai più per conto del Comune di Chieti che sta mettendo in ginocchio molti colleghi. Tante imprese, come nel mio caso, quando riscuoteranno i soldi dovuti avranno in pratica lavorato gratis considerando la crescita esponenziale degli interessi vantati dalle banche che, quasi sempre, anticipano le somme necessarie alle ditte per operare». Un circolo vizioso che rischia di innescare la rabbia delle ditte che potrebbero, a breve, pignorare il Comune per ottenere in cambio quanto dovuto. Emblematica la storia dell'impresa "Marcucci Impianti Elettrici" che ha sede a Torrevecchia Teatina. «Nel 2014 ho portato a termine diversi lavori per il Comune di Chieti nello stabile che ospita i giudici di pace, in Procura e nella scuola media De Lollis. Inoltre» racconta Marcucci «ho effettuato un intervento di manutenzione straordinaria sui motori delle pompe di sollevamento annesse al sottopasso di via Penne».

Ebbene, a fine 2014, la parcella vantata con il Comune dalla ditta Marcucci era pari a complessivi 11 mila euro. Soldi che sono arrivati in tasca alla società di impianti elettrici solo in parte e, soprattutto, a mozzichi e bocconi.

«Ho dovuto rincorrere questi soldi che sono stati anticipati dal sottoscritto», riprende Marcucci, «per poter adempiere alle lavorazioni commissionate in tutta fretta dal comune. Basti pensare che solo dopo mesi ho ricevuto, in due tranche, 4 mila e 500 euro ed altri mille e 800 euro». A marzo 2015, in occasione dell'alluvione che si è abbattuta in città, l'ennesima beffa per la ditta Marcucci. «Sono stato chiamato personalmente in Comune per intervenire di nuovo nel sottopasso di via Penne che si era allegato. Una volta compiuto il sopralluogo» spiega l’imprenditore «mi sono reso conto che il Comune non aveva eseguito le manutenzioni ordinarie sulle pompe tanto che i motori erano pieni di fango».

Così il Comune chiede alla ditta di mettere le cose a posto con somma urgenza per una parcella di 1.800 euro. Soldi che Marcucci sta ancora aspettando. «Le banche, dopo 70 giorni dall'apertura di credito, ti costringono a rinegoziare il prestito contratto con interessi maggiorati. Così è stato anche questa volta» attacca Marcucci «in quanto il Comune ha firmato la determina di pagamento di mille e 560 euro solo in data 11 gennaio 2016». I soldi, però, non sono stati erogati ancora. Da qui l'ingiunzione di pagamento che finirà in tribunale il 29 aprile. «La cosa strana è che la mia fattura dell'11 gennaio aveva un numero di determina dirigenziale salvo poi averne un altro in ragioneria» denuncia Marcucci «con il capitolo di spesa precedente, di fatto, spostato o utilizzato altrove. Come si fa a lavorare in queste condizioni?».