Il Comune snobba gli allarmi e il palazzo di giustizia si allaga

Il presidente Campli aveva chiesto un intervento sulle caditoie otturate in piazza San Giustino Ma l’ente non ha neppure risposto alla lettera: l’ingresso del tribunale si trasforma in piscina
CHIETI. A lanciare l’allarme, più di tre mesi fa, era stato il presidente del tribunale, Guido Campli, che aveva segnalato l’otturazione delle caditoie di piazza San Giustino. Ma il Comune ha snobbato quella lettera, senza neppure rispondere, e – al primo acquazzone – il palazzo di giustizia si è allagato. È successo nella serata di lunedì. E ieri mattina, alle 7.15, quando la guardia giurata ha aperto il portone principale, ha immediatamente notato che l’ingresso degli uffici giudiziari – per intenderci l’area in cui si svolgono i controlli con il metal detector e in cui sono collocati i ruoli d’udienza – si era trasformato in una piccola piscina. I circa dodici centimetri d’acqua avevano raggiunto l’altezza delle prese elettriche.
Eppure il Comune, cui spetta la competenza su piazza San Giustino, di recente riaperta dopo lunghi lavori di riqualificazione, era stato messo in guardia sul pericolo allagamento. Lo scorso 15 marzo il presidente Campli aveva infatti inviato una segnalazione all’ente: «Durante la notte tra il 10 e l’11 marzo», si legge nella lettera, «il personale in servizio per la ricezione dei plichi elettorali si è avveduto dell’otturazione delle due caditoie poste ai margini della facciata del palazzo di giustizia in piazza San Giustino. Durante i fenomeni piovosi accaduti nella notte, la zona prospiciente il palazzo di giustizia ha subito importanti allagamenti, di misura tale da arrivare fino alla soglia dei portoni d’ingresso. A tal fine si richiede ogni intervento utile alla risoluzione del problema».
Ma il problema è stato tutt’altro che risolto. Tant’è che, al primo temporale, è andata addirittura peggio, con l’acqua che è penetrata nell’edificio. Fatto sta che, ieri mattina, la metà del personale del tribunale era con lo straccio in mano. Non solo l’ingresso temporaneamente impraticabile: al secondo e al terzo piano del palazzo di proprietà di Invimit (società del ministero dell’Economia e delle Finanze), ogni volta che si verifica un temporale, la pioggia entra dalle finestre e allaga uffici e aule d’udienza. Per non parlare poi delle infiltrazioni d’acqua, sempre più evidenti, al secondo piano.
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