Il Consalvi riapre: è ospedale di comunità

Casoli, a 5 anni dalla chiusura il presidio prevede posti per pazienti cronici, ambulatori e diagnostica
CASOLI. Questa volta ci siamo. A 5 anni dalla chiusura dell’ospedale per acuti, arriva la riconversione vera del presidio. Il “Consalvi” di Casoli diventa ospedale di comunità dopo la firma da parte della Asl del via libera all’attuazione del progetto. «L’approvazione del progetto a Casoli conferma la nostra idea di costruire una sanità in rete, che punti sul territorio senza lasciare scoperto alcun presidio», commenta l’assessore alla regionale alla sanitaria Silvio Paolucci. «Questo è un progetto sperimentale che valorizzerà un presidio, salvandone i posti di lavoro e una comunità intera. Il supporto del personale sarà decisivo: dimostreremo che c’è una sanità che può funzionare anche fuori dagli schemi tradizionali. Così si riqualificherà il territorio, si investe su di esso, si assicurano servizi ai cittadini e si investe anche indirettamente sui centri per acuti, gli ospedali, che respirano. Tra una ventina di giorni ci saranno i primi “ricoveri”, destinati a quei pazienti cronici che hanno un lieve riacutizzarsi della malattia ma non sarebbero presi in carico dagli ospedali».
«Nell’agosto 2010 abbiamo vissuto il dramma della chiusura del presidio, nell’agosto 2015 assaporiamo la gioia di vederlo rinascere, sia pure in modo diverso», commenta il sindaco, Sergio De Luca. «Ad ottobre 2014 l’assessore Paolucci venne a Casoli e promise che entro 6 mesi avrebbe attivato l’ospedale di comunità. Ci ha messo qualche mese in più ma è stato di parola».
Ma che cosa prevede questo nuovo ospedale? Sarà un luogo in cui i pazienti troveranno ambulatori specialistici, infermieristici, i medici di medicina generale - cuore dell’iniziativa - un punto prelievi, un punto di primo intervento, la postazione 118, medico di guardia, diagnostica per immagini, una decina di posti per “acuti” e anche 20 posti letto di residenza pubblica. «Potrebbero anche diventare 30 o 40 visto che il posto c’è», dice De Luca, «e di questi letti di residenza pubblica c’è bisogno. Sarà un’esperienza di collaborazione tra medici di famiglia, specialisti, infermieri. L’utente troverà servizi, medici, attrezzature diagnostiche - che devono essere aggiornate - e letti che permettono ai malati di non vagare tra il presidio di Lanciano, dove spesso non c’è posto, e quello di Vasto. C’è da lavorare ma siamo, e lo sono anche i nostri medici, pronti a farlo».
Teresa Di Rocco
©RIPRODUZIONE RISERVATA

