Il Consorzio fa causa ai soci morosi

Mancano i fondi per i lavori sulle strade e così l’ente avvia le azioni legali nei confronti di Comuni, banche e imprese
CHIETI. «È indispensabile reperire risorse finanziarie da destinare a un minimo di attività di gestione delle aree consortili». Il Consorzio industriale Chieti-Pescara ha un bisogno disperato di soldi: fornitori e professionisti avanzano «oltre 15 milioni di euro», gli espropri non pagati da decenni per la costruzione dell’Asse attrezzato pesano per altri 13 milioni e poi spuntano quasi 650mila euro di «crediti di dubbia esigibilità» risalenti a oltre dieci anni fa che, probabilmente, non saranno mai più incassati. A fronte di una «grave crisi di liquidità», il Consorzio industriale avvia le azioni legali verso i creditori per recuperare fondi: amministrazioni comunali, a partire dal Comune di Pescara che avrebbe uno scoperto di 113mila euro, banche e imprese. È l’ultima strada per tentare di incassare risorse da destinare al saldo dei debiti e anche alla manutenzione delle aree industriali tra Chieti, San Giovanni Teatino e Pescara.
IN CRISI. Il Consorzio, guidato dal presidente Camillo D’Angelo, ex vice sindaco di Pescara, affiancato da Enzo Del Vecchio e da Moreno Di Pietrantonio, è in liquidazione e attraversa una crisi da cui è «difficile» uscire. Lo rivela l’ultima relazione del collegio dei revisori: «Il collegio ritiene difficile indicare una data entro cui chiudere la liquidazione». E i revisori chiedono al Consorzio industriale di «cercare di incrementare le limitate risorse finanziarie di cui dispone». E c’è un solo modo per raggiungere quest’obiettivo: fare causa ai soci che non pagano le quote sociali, i passi carrabili e i canoni della pubblicità.
VIA ALLE CAUSE. All’avvocato Alessandro De Iuliis è stato affidato l’incarico di «perseguire» il Comune di Pescara «per la sua posizione debitoria». Uno scontro interno al centrosinistra: D’Angelo, Del Vecchio e Di Pietrantonio sono tutti esponenti del Pd pescarese, uomini di fiducia del governatore Luciano D’Alfonso, come la parte avversa, il sindaco della città Marco Alessandrini. Secondo i calcoli del Consorzio, l’amministrazione comunale di Pescara «a titolo di omesso versamento del contributo annuale» per il 2015 dovrebbe pagare 113.878,75 euro. Ma il Consorzio industriale corre dietro anche agli enti morosi di pochi spiccioli: all’avvocato Alessandro Migliorati è stato chiesto di «avviare una procedura giudiziale» contro i Comuni di Roccamontepiano, per recuperare 1.032 euro, e Popoli (4mila euro); all’avvocato Marco Cozza è stato affidato l’incarico di fare causa al Comune di Casalincontrada per 3.873,45 euro e l’ente si è già messo in regola. Lo stesso avvocato ha assistito il Consorzio industriale in un contenzioso contro una banca per 28mila euro di quote non versate.
CREDITI IN FUMO. Ma sui conti dell’ente pesano anche crediti per 647.039 euro che, quasi sicuramente, sono andati persi: tra i «crediti verso clienti di dubbia esigibilità» ci sono anche circa 33mila euro mai versati dall’Aca e poi da ditte e piccoli proprietari di terreni. Ai crediti che non saranno incassati fanno da contraltare i «debiti insussistenti» per 296.957 euro considerati prescritti. Come i 62.376 euro che il Consorzio avrebbe dovuto pagare alla ditta Toto fin dal 1997. Nell’elenco dei beffati c’è anche una decina di professionisti, tra avvocati e ingegneri.
SOLDI PER I LAVORI. Oltre a coprire i debiti, il Consorzio industriale ha bisogno di entrare per curare la manutenzione delle proprie aree di competenza altrimenti, così dicono i revisori, «si avrebbe un decadimento completo della sicurezza della viabilità, del decoro e della funzionalità delle aree amministrate». Le cause per gli incidenti provocati dalla scarsa manutenzione di strade e tombini sono all’ordine del giorno, a partire da via Piaggio. «Gravi», dicono ancora i revisori, «potrebbero essere le ripercussioni sulla credibilità delle istituzioni e sulle responsabilità dei liquidatori per non aver assicurato pari condizioni di servizi alle imprese al pari di quelle operanti sul restante territorio regionale».

