Il Consorzio spiega: tariffe alte per la crisi

12 Giugno 2022

Il commissario Battaglia e il direttore Tenaglia giustificano i rincari per i soci: ora l’energia costa di più

CHIETI. «Gli aumenti delle tariffe consortili sono dovuti ai rincari dell’energia elettrica e non al ripiano di perdite, mutui o minori entrate». Il commissario del consorzio di bonifica Centro Mario Battaglia e il direttore Stefano Tenaglia rispondono in questo modo all’attacco del nuovo comitato “Bonifica sostenibile” sorto contro i rincari. Per combattere i quali, il comitato presieduto da Gabriele Trovarelli, ha avviato un ricorso al Tar in cui chiede di annullare le delibere che hanno sancito il 20% di aumento, per il comparto agricolo, e il 70% per quello non agricolo. «Attendiamo con serenità l’esito del ricorso», dice il direttore, «perché siamo sicuri di aver rispettato tutte le regole, di non aver violato leggi né di aver fatto atti illegittimi. Dobbiamo considerare che il consorzio di bonifica Centro solleva l’80% dell’acqua che distribuisce e dunque consuma tanta energia. Purtroppo, proprio di fronte ai recenti rincari delle materie prime, e dell’energia in particolare, non abbiamo potuto fare altro che alzare le tariffe».
Il comitato invece ritiene che il Consorzio destini i soldi che introita per il servizio idrico alla copertura di altri capitoli, come quello della depurazione. Cosa che non si può fare, perché, per legge, il Consorzio può chiedere solo il pagamento dei servizi offerti. «Il centro di costo ambientale, vale a dire le attività istituzionali che comunque competono al Consorzio», dice ancora Tenaglia, «è in equilibrio economico, pertanto non riceve risorse dal settore della distribuzione idrica. Tuttavia, rispetto alle gestioni ante commissariali (anni 2016 e precedenti) non genera più profitti da destinare alla copertura delle spese imputabili al centro di costo idrico. Non potendo fare affidamento sui profitti provenienti dalla gestione depurativa, né tanto meno poter fare affidamento su contributi a fondo perduto regionali, è stato necessario l’adeguamento del tributo al costo reale della distribuzione idrica. A ciò si aggiungono i numerosi interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria sulle reti, ormai datate, e l’aumento dei prezzi delle materie prime e in particolare modo dell’energia». E dunque non sarebbe vero che i costi del depuratore vanno fatti pagare ai contribuenti, sebbene fino al 2016 il Consorzio destinava i profitti che derivavano dal trattamento dei rifiuti liquidi alla copertura delle spese di distribuzione idrica. Ora non è più così, perché il depuratore non fa più utili, ma nemmeno, sottolinea il Consorzio, ha bisogno di soldi che derivano dalle tariffe.
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