Il corteo delle donne dà la sveglia ai lancianesi

Un centinaio di manifestanti sfila scandendo slogan sulla parità e maggiori diritti In piazza la cerimonia con il Comune: inaugurata la panchina rossa antiviolenza
LANCIANO. Fucsia, nero e rosso. Sono i colori dell’8 marzo in città. Non c’è spazio per il giallo delle mimose, per le carte colorate dei cioccolatini e gli auguri. Nelle strade cittadine si fa largo la voce delle donne, il coraggio di dire “no” alla violenza e provare a cambiare un mondo che, ancora, crea disparità tra donne e uomini. Il vento e il freddo pungente non fermano il corteo in rosa di associazioni, movimenti, sindacati, gruppi aderenti al movimento internazionale “Non una di meno”, che si batte contro la violenza sulle donne e di genere. «Una donna su tre deve lasciare il lavoro dopo l’arrivo di un figlio»; «Non abbiamo niente da festeggiare, tutto da cambiare»; «Se mi ami non mi meni»: queste le frasi urlate dal centinaio di manifestanti in abito nero su cui brillavano sciarpe, cappelli, frontini o trucco fucsia. Frasi urlate di fronte a corpi sdraiati a terra, a simboleggiare le tante donne uccise da chi prometteva loro amore: 113 solo nel 2016. Una donna ammazzata ogni tre giorni. «Purtroppo in Abruzzo», dice Silvia Ferrante del movimento “Non una di meno”, «i dati sulla violenza sono preoccupanti: l’8,3% delle donne abruzzesi ha denunciato di aver subito violenza, tra le mura domestiche. Il doppio della media nazionale. E sul lavoro non va meglio: su 13.000 persone che nei primi tre mesi del 2016 ha perso il lavoro, il 70% è donna. C’è una cultura discriminante». Il corteo si ferma poi in piazza Plebiscito dove, dopo un intermezzo musicale degli alunni del I circolo didattico, viene inaugurata una delle quattro panchine rosse che saranno dislocate in città. «Sono poste nei luoghi di maggiore aggregazione», spiega l’assessore Dora Bendotti, promotrice dell’iniziativa con le colleghe Marusca Miscia e Francesca Caporale, «come simbolo e monito ai ragazzi che devono crescere nella cultura della parità». «La violenza non è solo fisica», continua Maria Saveria Borelli dell’Anpi, «ma psicologica, linguistica. Attenzione ai social». «In Abruzzo è difficile essere donna», chiude l’assessore regionale alle politiche sociali Marinella Sclocco, «per i casi di violenza superiore alla media, perché ci sono luoghi, come la politica, quasi inaccessibili alle donne. Occorre un cambiamento culturale». Ed è la Sclocco a scrivere, in bianco, la prima delle frasi sulla panchina rossa, scelte dagli studenti: “la violenza è la ragione di chi ha torto”.
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