Il Covid continua a fare vittime: «Bisogna convivere con il virus»

23 Febbraio 2022

Nel reparto di malattie infettive ricoverati 28 positivi su 32 posti disponibili, ci sono anche 50enni Il primario Vecchiet avverte: «Il vaccino resta fondamentale, solo così torniamo alla normalità»

CHIETI . Aveva appena 41 anni e stava per diventare papà Jonathan Silla, di Gissi, nei giorni scorsi morto di Covid. Erano marito e moglie Tommaso Recchini, 77 anni, e Pierina D’Eusanio, di 79, deceduti nel giro di 24 ore l’uno dall’altra. Nonostante l’evidente calo di contagi e un’emergenza che sembra attenuarsi, il virus continua a mietere vittime. «La partita si gioca sui non vaccinati», afferma Jacopo Vecchiet, direttore della clinica di malattie infettive dell’ospedale Santissima Annunziata di Chieti, «perché il Covid circola e per chi non è immune c’è un’innegabile esposizione».
IN REPARTO
Ieri mattina, proprio nel reparto di malattie infettive erano ricoverati 28 positivi su 32 posti letto disponibili. «Il problema è che si tratta di una malattia con una degenza media piuttosto lunga, quindi dimettiamo anche pazienti ricoverati venti giorni prima», afferma il primario. «Abbiamo notato, comunque, una riduzione della pressione sul pronto soccorso. Tuttavia il virus continua a circolare, adesso bisogna fare attenzione a come viviamo questa fase nuova della pandemia». Molti ospedalizzati sono anziani con comorbilità, però «abbiamo a che fare anche con 50enni non vaccinati», aggiunge Vecchiet.
IL VIRUS UCCIDE
Non bisogna abbassare la guardia. «L’annotazione che Omicron sia una “passeggiata di salute” non la condivido», è il pensiero dell’esperto. «Può esserlo se si è vaccinati. D’altronde se le condizioni attuali sono migliori rispetto allo scorso anno, lo si deve esclusivamente alla campagna vaccinale», continua il professor Vecchiet. «Il dato sui morti degli ultimi giorni, anche giovani, ha colpito anche me. In Abruzzo, però, abbiamo ancora decine di migliaia di non vaccinati tra le persone con più di 50 anni. Su di loro si gioca la partita».
COSA ATTENDERSI
Il professore conferma che i numeri si stanno riducendo ma è necessario continuare a guardare alla malattia con grande attenzione. «Credo che dovremo imparare a convivere con il virus, diventato ormai endemico», spiega Vecchiet. «Ma questa stessa convivenza passa attraverso la vaccinazione. Quello che mi preoccupa di più è il negazionismo». E proprio sulla campagna di difesa, il primario di Malattie infettive precisa: «C’è anche da dire che abbiamo una riduzione rispetto alla richiesta di somministrare anticorpi monoclonali o terapia orale. Questo vuol dire che sul territorio ci sono meno contagi. Tuttavia», conclude, «ritengo che non ci sarà un calo verticale dei positivi, la discesa sarà lenta».
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