«Il Cus vanta crediti ma senza documenti»

Il dg Del Vecchio contesta la richiesta di 35milioni: Di Marco non ha mai prodotto atti che comprovino quanto chiede
CHIETI. Il Cus non ha documenti che provino il credito di 35 milioni di euro, vantato e rivendicato con una lettera dell’avvocato Pierluigi Pennetta, nei confronti della università d’Annunzio. É quanto in sostanza sostiene il direttore generale dell’ateneo Filippo Del Vecchio, in risposta alle pretese pubblicate ieri sul Centro del Centro sportivo universitario presieduto da Mario Di Marco, con le quali si rispondeva alla diffica di due giorni prima della stessa università che chiedeva il pamento di 4 milioni di euro come stabilito dalla sentenza del consiglio di stato. Il dg domanda se «si crede davvero possibile che la semplice lettera di un avvocato possa creare "gravi difficoltà finanziarie" ad un ateneo che presenta un avanzo di parte corrente di 30 milioni euro? Per non dire dell'avanzo totale di amministrazione, ben più alto!». Del Vecchio poi in retoricamente domande che sostanza ha la pretesa delle cifre elencate? E aggiunge che molte di queste pretese erano già contenute in una lettera di ragioni di credito per 43 milioni di ottobre 2010 che aveva costituito la base della stipula della convenzione 2011- 2035, poi annullata da Tar e Consiglio di Stato con condanna al pagamento di 4 milioni all'università da parte del Cus.
«Le reiterate istanze di ristoro dei soldi spesi dal Cus», scrive ancora il dg della d’Annuzion, «per i palazzetti di Colle dell'Ara e di Santa Filomena di proprietà del Comune, per le riconversioni creditizie, per i kit per gli studenti di Scienze Motorie, per gli uscierati extra ecc. contenute in questa lettera finiranno come quelle della lettera dei 43 milioni chiesti ad ottobre 2010. Non esistono documenti, o meglio il Cus non li ha esibiti nella causa né si vede come possa esibirli adesso». Del Vecchio aggiunge che «neanche le convenzioni precedenti a quella annullata stabilivano con chiarezza quali, controprestazioni il Cus dovesse dare all'ateneo a fronte del pagamento di circa 1,4 milioni di euro all'anno, carenza che ha cosituito la sostanza dell'annullamento». L'ateneo, dice il Del Vecchio ha ricevuto con sopresa la diffida dei legali di Di Marco ma non per questo vive in uno stato ansioso.
Il direttore generale poi torna sull’ultimo episodio dei lucchetti apposti agli impianti sportivi di proprietà dell’ateneo. Sottolinea che queste strutture, affidate dal 1999 al Cusi-Cus a patto che questi si accollassero le spese delle utenze e delle manutenzioni ordinarie e consentissero il libero accesso ai dipendenti dell’ateneo. A fine maggio, racconta Del Vecchio, alla richiesta scritta di consentire l’accesso al Crad (associazione ricreativa e del tempo libero dei dipendenti Ud’A) il presidente del Cus si è rifiutato di rispettare la convenzione, accampando il possesso esclusivo del palazzetto. Il dg sostiene che già dal 2013 il Cus non pagava le utenze, e non faceva manutenzioni straordinarie. Dopo il rifiuto del Cus l’ateneo ha opposto al Cus la risoluzione del contratto di gestione per inadempienza della convenzione. Del Veccho nega nell’apporre i lucchetti l’Ud’A avesse chiuso dentro qualcuno, (Il Centro non ha fatto altro che riportare la querela presentata dal presidente del Cus Di Marco ai carabinieri e alle 18,32 di sabato ha telefonato al rettore Carmine Di Ilio che non ha risposto né richiamato ndr)).
Il dg precisa ancora che mentre si cambiano le serrature per riprendere il controllo della proprietà, tutti gli utenti stavano dentro gli impianti e a lavoro finito l chiavi sono state affidate alla cooperativa Biblos vincitrice dell'appalto Ud’A per il servizio di uscierato che prima di chiudere ha atteso che tutti fossero usciti. «É vero invece», conclude Del vecchio, «che la mattina di lunedì 8 giugno quando il Crad si è presentato con i figli dei dipendenti per condividere (come scritto nella citata richiesta) gli spazi per il campus estivo, il presidente del Cus ed i suoi incaricati si sono rifiutati di farli entrare lasciandoli all'aperto sotto il sole a picco fino alle 13».
©RIPRODUZIONE RISERVATA

