Il deserto dei negozi nel centro città «È una desolazione»

1 Marzo 2021

Strade piene di saracinesche abbassate e cartelli “affittasi” Ma qualcuno resiste e va avanti: «Attendiamo giorni belli» 

LANCIANO. Doveva diventare un centro commerciale a cielo aperto ma somiglia più ad una “Spoon River” per tanti negozi, anche storici. Corso Trento e Trieste è una processione di saracinesche abbassate e cartelli “Affittasi”. Non sono da meno piazza Garibaldi, corso Bandiera o corso Roma. Serrande che la pandemia da Covid-19 ha contribuito a spingere giù e che non torneranno ad alzarsi tanto facilmente. Ad oggi nel centro della città si contano 17 tra locali sfitti e saracinesche abbassate, circa la metà figlie dell’ultimo periodo. Da ieri ha chiuso il negozio di articoli fotografici “PhotoSì”, ai primi di febbraio, dopo 34 anni, la gioielleria Mozia, lo scorso ottobre il brand di abbigliamento “Luisa Spagnoli”.
«Inizialmente le imprese hanno retto ma i tempi sono troppo lunghi», spiega Viviana Natale, direttore di Confesercenti Lanciano, «un anno fa, con il lockdown, il mondo si era bloccato. Invece adesso tra chiusure e riaperture, gli investimenti per adeguarsi alle normative anti-Covid, l’incertezza…manca una visione futura. Anche chi non ha avuto la debacle, non se la sente di continuare d investire e magari approfitta di qualche incentivo per rottamare la licenza. I proprietari dei locali, poi, hanno preferito mantenere canoni di locazione a prezzi esorbitanti, lasciando che i locali rimanessero sfitti o che le attività si spostassero altrove. Il Comune ha pochi strumenti a disposizione, la Regione è lenta: ci sono fondi della programmazione da poter utilizzare, ma non ancora si definisce come usarli».
A fine dicembre il consiglio comunale ha dato il via libera agli sgravi sulla tassa dei rifiuti per 290mila euro: ne beneficiano 1.600 utenze non domestiche su 1.900 totali. Ed è prorogato fino al 31 marzo l’esonero dalla tassa sull’occupazione di spazi pubblici. «Sono misure che può decidere solo il governo», precisa l’assessore alle finanze, Carlo Orecchioni, «il Comune non ha capacità impositiva. Al momento non possiamo prevedere nuove misure di sostegno nel bilancio di previsione che è in fase di redazione. Dobbiamo aspettare qualche norma che preveda somme dal governo o ristori legati al periodo Covid. Del resto a Natale le attività sono state chiuse, qualcosa dovrebbe essere riconosciuto».
Passeggiando tra locali sfitti e cartelli “Affittasi”, ci sono anche i negozi che resistono, fermati solo dai divieti anti-Covid. Sulla porta di Trozzi abbigliamento, sotto i Portici, fa capolino la foto sorridente del proprietario con il suo messaggio di speranza: “Nell’attesa che tornino i giorni belli”. «Non ci possiamo essere perché ce lo vietano, ma ci siamo e vogliamo esserci appena ce lo permetteranno», dice Domenico Trozzi, titolare dell’omonimo negozio storico (63 anni, di cui 56 sul Corso), «siamo fermi ma la merce arriva, perché il commerciante deve prevedere comunque di comprare. Ci siamo organizzati con un piccolo catalogo Whatsapp, dove poter attingere per qualche regalo, e abbiamo un sito di vendita online, ma non è uno sbocco facile per i negozi tradizionali. Il punto di forza per noi è il contatto umano con il cliente, il rapporto di fiducia che nasce negli anni e si tramanda da genitori a figli. Il Covid è solo la goccia che ha fatto traboccare il vaso: veniamo da anni pesanti, da una crisi partita nel 2008. Non so che prospettive ci saranno, vogliamo essere positivi ma la realtà è quella che è. Il nostro sforzo è continuare a cercare articoli nuovi e stare al passo con i tempi».
«La risposta delle imprese è sempre positiva, si sono ingegnati tutti», sottolinea Natale, «con le consegne a domicilio, la presenza sui social, l’aperitivo da asporto. Hanno cercato l’opportunità dietro il momento difficile».
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