Il dipendente infedele dell’Inps nei guai per 50 rimborsi sospetti

7 Giugno 2024

Il 55enne è accusato di essersi accreditato illegittimamente circa 200mila euro sul conto corrente Nel 2016 l’impiegato, all’epoca in servizio in un Comune, è stato condannato dalla Corte dei conti

CHIETI. Il dipendente infedele dell’Inps di Chieti accusato di essersi impossessato di circa 200.000 euro è finito nei guai per almeno 50 rimborsi ritenuti sospetti. È quanto emerso dalla denuncia presentata alla procura della Repubblica dallo stesso Istituto nazionale della previdenza sociale nei confronti di N.F., 55 anni. Dagli accertamenti è venuto fuori che l’impiegato ha accreditato illegittimamente sul proprio conto corrente bancario mandati di rimborso della Gestione separata, vale a dire l’organo che si occupa degli aspetti previdenziali di lavoratori autonomi e liberi professionisti.
Nel corso dei controlli interni da parte dell’Inps è spuntato un numero rilevante di operazioni a dir poco anomale. Il passaggio successivo è stata la segnalazione alla magistratura. Nell’ambito dell’inchiesta coordinata dal sostituto procuratore Giuseppe Falasca sono stati ascoltati anche alcuni colleghi di lavoro di N.F. Quest’ultimo al momento non è in servizio e, nei suoi confronti, è stato avviato un procedimento disciplinare che potrebbe concludersi con il licenziamento.
Non è la prima volta che N.F. finisce nei guai. Nel 2016, infatti, è stato condannato dalla Corte dei conti a pagare 30.000 euro per una vicenda legata al suo ruolo di allora responsabile del Servizio cultura del Comune di San Giovanni Teatino. In quel caso, il cinquantacinquenne è stato ritenuto responsabile di un indebito pagamento effettuato dall’ente di appartenenza nei confronti di un uomo, T.S., che aveva proposto al Comune di prendere in gestione una collezione di animali imbalsamati di «notevole interesse scientifico», da poter essere utilizzata per allestire un museo civico di scienze naturali. Gli animali sono stati offerti in comodato gratuito, mentre per le teche è stato richiesto un canone di locazione ventennale pagabile anticipatamente per l’importo totale di 30.000 euro.
Secondo i giudici, dunque, N.F. «ha posto in essere azioni procedurali irregolari tali da permettere il pagamento di 30.000 euro a favore di T.S. il quale, al pari della società da lui rappresentata, era un evasore totale ed aveva pendenze con il fisco che impedivano detto pagamento». La Corte dei conti parla di «un disegno illecito perseguito con callidità e geometrica precisione da T.S. in concorso con il complice interno all’ente». Da qui, la condanna del dipendente pubblico a risarcire Equitalia Sud spa, vale a dire la società di riscossione cui è stato illecitamente sottratto il credito.
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