Il dolore degli amici: artista della cucina dal cuore grande
Lo dicono tutti i suoi amici: «Francesco aveva un cuore grande». E lo dicono raccontando sempre un aneddoto: c’è chi ricorda il gesto dei panini dati in regalo durante un momento di difficoltà; chi...
Lo dicono tutti i suoi amici: «Francesco aveva un cuore grande». E lo dicono raccontando sempre un aneddoto: c’è chi ricorda il gesto dei panini dati in regalo durante un momento di difficoltà; chi ricorda le visite in ospedale ai parenti per donare un sorriso e un abbraccio; chi ricorda il tifo per il Milan allo stadio. La morte improvvisa di Francesco Luciani, il cuoco di 50 anni di Chieti travolto e ucciso da un ubriaco sulla strada a scorrimento veloce per il casello dell’A24, è un dolore senza fine per parenti e amici. «Francesco è sempre stato nostro affezionatissimo tesserato dal primo anno, una splendida persona a cui tutti volevano bene», questo il ricordo del Milan club Ringhio d’Abruzzo di Francavilla, «ci stringiamo fortemente alla famiglia e a loro offriamo il nostro supporto per qualunque cosa. In questi momenti è difficile parlare e tutto perde di senso. Francesco, non ti dimenticheremo mai: resterai sempre con noi a sostenere i colori che tanto amavi».
«Francesco era davvero buono», dice un amico con un messaggio di cordoglio affidato alla sua pagina Facebook, «mi ha visto nascere e crescere e, in ogni momento, è stato per me e la mia famiglia una presenza di sostegno e aiuto concreto, fino allo scorso anno quando, a seguito di un incidente che ha coinvolto mio fratello, nei tre mesi di ricovero all’ospedale di Pescara, non è mancato neppure un giorno con la sua visita e il rifornimento di pranzo e cena per i miei genitori».
«Francesco era davvero buono», dice un amico con un messaggio di cordoglio affidato alla sua pagina Facebook, «mi ha visto nascere e crescere e, in ogni momento, è stato per me e la mia famiglia una presenza di sostegno e aiuto concreto, fino allo scorso anno quando, a seguito di un incidente che ha coinvolto mio fratello, nei tre mesi di ricovero all’ospedale di Pescara, non è mancato neppure un giorno con la sua visita e il rifornimento di pranzo e cena per i miei genitori».

